Home Attualità 1984 aveva previsto tutto? I social favoriscono l’indignazione virale?

1984 aveva previsto tutto? I social favoriscono l’indignazione virale?

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

1984 di George Orwell, è un romanzo distopico scritto nel 1949. Per chi non avesse avuto il piacere di leggerlo, vi invito ad autoinfliggervi questo piacere! Anche il film non è affatto male.

In breve, il romanzo ha una visione cupa e totalitaria del futuro. La storia si svolge in uno Stato onnipresente chiamato Oceania, controllato da un regime totalitario guidato dal Partito e dal suo leader, il Grande Fratello. Il romanzo esplora temi come la manipolazione della verità, la sorveglianza di massa, il controllo del pensiero e la perdita delle libertà individuali.

In molti hanno osservato dei punti in comune tra alcuni aspetti descritti in 1984 e le dinamiche sociali e politiche contemporanee. Ad esempio, il tema della sorveglianza di massa e la manipolazione dell’informazione sono diventati argomenti di discussione significativi nella società moderna. La crescente presenza di nuove e più avanzate tecnologie di sorveglianza, la diffusione delle fake news e la manipolazione dell’opinione pubblica sono aspetti che vengono spesso associati ai temi presenti nel romanzo.

1984 I Teleschermi di Orwell 

I teleschermi di Orwell, che non potevano essere spenti e che registravano ogni conversazione, monitorando ogni movimento dei personaggi, ci ricordano sorprendentemente i nostri smartphone e proprio come quei teleschermi che propinavano in maniera automatica i programmi ai propri telespettatori, oggi i contenuti vengono propinati in base al target; gli algoritmi dei social media decidono ciò che dobbiamo vedere, modellando la nostra visione della realtà

Un questione fatta emergere con forza anche dal docufilm The Social Dilemma di cui abbiamo parlato qualche tempo fa. I personaggi del romanzo, sotto la sorveglianza del partito, cercavano di allontanare determinate idee dalle loro menti, in un modo che ci ricorda molto come i social, e in maniera più ampia internet monitorino i nostri pensieri e le nostre azioni. 

Si pensi a concetti come i Due Minuti di Odio e la Neolingua, il primo è un rituale quotidiano di indignazione e violenza verbale giostrato dal Partito, mentre il secondo è un linguaggio ambiguo progettato per impedire alle persone di comunicare e leggere tra le righe di un discorso. 

In questi due concetti è racchiusa una questione molto importante, ovvero che i pensieri, le azioni e le emozioni delle persone possano venire manipolate e ciò si sposa brillantemente nel modo in cui i social stanno influenzando la vita di miliardi di persone. 

I Due Minuti di Odio

Nel romanzo le persone interrompono le loro attività quotidiane per mettersi davanti ai teleschermi e scaricare la propria furia contro pseudo nemici e celebrare il Grande Fratello. I nemici non sono sempre gli stessi, cambiano di volta in volta, ma il rituale è il medesimo.

Questa pratica sarebbe assimilabile a ciò che oggi possiamo definire shitstorm sui social e alle azioni quotidiane dei cosiddetti leoni da tastiera. 

In pratica era impossibile non partecipare ai Due Minuti d’Odio ed essere pervasi dal clima circostante. Chi avesse finto sarebbe stato beccato dopo soli 30 secondi. Il desiderio di paura e vendetta, di torturare e uccidere sembrava contagiare la persone come fosse un flusso inarrestabile, una fiamma che tirava fuori il peggio da chiunque.

Tralasciando quello che successe nel 2014 durante lo scandalo Gamergate quando una donna e la sua famiglia divennero i bersagli di una campagna denigratoria di molestie, che incluse la divulgazione di foto personali e le minacce di stupro e morte, è stato da poco pubblicato il report sulla violenza di genere online in Italia

Secondo la Polizia Postale:

Nei primi dieci mesi del 2023, le denunce sono state già 371, si tratta di un preoccupante incremento pari al +24%. Le minacce sono spesso un primo passo per avviare una vera e propria persecuzione online. 
Ad oggi gli strumenti più utilizzati per minacciare le donne sono i social netowork (50%) le app di messaggistica (31%).
Nel 2022 sono state 412 le donne vittime di molestie online e nei primi dieci mesi di quest’anno, la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha già registrato 377 casi, con un incremento del +10% rispetto al 2021.

Prima di pensare: “Ma io non diffondo odio!”

Fate mente locale e pensate se avete mai partecipato ad un momento di indignazione sui social, qualsiasi esso sia. Magari il giorno dopo avete pensato, ma come diamine ho potuto farlo?

Magari ci è resi conto a posteriori di non conoscere tutti i fatti o i retroscena dell’accaduto (vedasi la recente shitstorm contro Ilary Blasi rea di aver chiesto la separazione dal marito, nonché colpevolizzata per qualche presunto ritocchino estetico di troppo, o ancora quando la sfortunata Silvia Romano dopo essere stata vittima di un rapimento, fu vittima di accuse infamanti sui social fin dal momento del suo rilascio). 

Pensate se avete mai rilanciato o messo mi piace ad un articolo o un titolo particolarmente infuocato senza leggerlo affatto! Se lo avete fatto, allora avete partecipato alla versione moderna sui social dei due Minuti di Odio di Orwell

Dobbiamo controllare le nostre pulsioni? 

Il vero problema non è avere maggiore controllo sulle nostre pulsioni, ma il fatto che l’indignazione virale è tutt’altro che accidentale. Perché il prodotto social, ci mette dinanzi a contenuti emotivamente potenti ed estremi. Mentre continuiamo a scorrere nel feed troviamo sempre nuovi argomenti carichi di indignazione. Ciò è semplice grazie alla potenza degli algoritmi.

Così come l’oggetto della furia popolare è irrilevante per il Partito, nel romanzo di Orwell, lo è oggi per i social network. Ciò che conta è che le persone arrabbiate siano profondamente coinvolte e più facili da manipolare.

La Neolingua in Orwell

Anche questo è un aspetto grottesco di 1984. Il Partito usava la neolingua per eliminare il significato dal linguaggio, rendendo impossibile per le persone avere determinati pensieri. 

La riduzione sistematica del lessico a disposizione impediva agli individui di avere sentimenti e idee adeguate, rendendo il mondo più difficile da elaborare e comprendere. 

Non per niente nel romanzo quando la lingua perde il suo significato:

La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza

Solo il Partito aveva il monopolio della realtà. I fatti e il pensiero indipendente erano spacciati!

Oggi anche il nostro linguaggio sta diventando sempre più riduttivo, caratterizzato da hashtag e emoji per promuovere idee e tendenze facili da comprendere. Qualsiasi opinione appare come un fatto e i social rendono sempre più difficile capire la realtà e soprattutto la verità. Pensate cosa avrebbe potuto fare un Hitler qualsiasi se avesse avuto a disposizione i social

Come andrà a finire? 

Nel Romanzo di Orwell, il protagonista, Winston, è un individuo che inizia a ribellarsi al controllo oppressivo del Partito e a cercare la verità in un contesto in cui il governo manipola la realtà e controlla la storia. 

La trama segue il percorso di Winston mentre cerca di sfidare il sistema e di trovare un senso di libertà individuale in un mondo caratterizzato da sorveglianza, propaganda e repressione.

Ma alla fine Winston, cede accettando le regole del Partito, partecipa al rituale dei Due Minuti di Odio e crede che due più due faccia cinque. 

Nuove strategie per bloccare i commenti offensivi

Oggi le società che gestiscono i social media hanno introdotto nuovi modi per limitare ogni punto di attrito per massimizzare il volume di comunicazione e di coinvolgimento sulle proprie piattaforme. Anche se Facebook e Instagram hanno iniziato ad oscurare i commenti potenzialmente offensivi è probabile che un algoritmo non riesca a carpire il vero senso di un commento. Un esempio?

Poco tempo fa ho condiviso su Facebook una foto della mia bassotta, la mia bassotta ha le orecchie molto lunghe e una mia amica ha commentato con “Chi è questo orecchione?” e il commento è stato prontamente bloccato. 

Nonostante la mia amica non intendesse in alcun modo offendere la comunità gay, il commento è stato cosi’ interpretato dall’algoritmo che lo ha rimosso!

Questo approccio magari non impedirà alla gente di pubblicare contenuti e commenti oltraggiosi ma perlomeno costringerà molti di noi a farsi qualche domanda e riflettere prima di postare qualcosa; e se qualcuno dovesse scrivere che due più due fa cinque, il nostro dovere morale è almeno quello di smettere di diffondere una notizia falsa.

Anche se, come vedete, è possibile trovare molte analogie tra il mondo odierno e 1984, abbiamo tutto il tempo di scrivere un finale ben diverso rispetto a quello di Orwell.


Fonte che ispirato questa riflessione FastCompany.