Il lato oscuro di Bertrand Cantat è emerso in tutta la sua furia ormai 16 anni fa. Forse a molti questo nome non suggerirà alcunché.

Bertrand Cantat è un celebre artista, più precisamente il cantante dei Noir Désir. Chi non ricorderà la famosa hit Le Vent Nous Porterà, brano dal sound patinato e dalle tinte malinconiche che girava in radio e in tv nel 2002.

Foto che raffigura uno screenshot tratto dal video dei Noir Dèsir a decoro dell'articolo che tratta il lato oscuro Bertrand Cantat

Una scena de video “Le vent nous porterà” (Wikipedia)

Oggi però non siamo qua per parlare delle sue gesta artistiche quanto del suo lato oscuro che lo ha portato ad uccidere una donna e presumibilmente ad indurne al suicidio una seconda.

Il giorno della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stato trasmesso sull’emittente francese M6 per la prima volta dopo 16 anni l’interrogatorio choc di Bertrand Cantat.

Il lato oscuro di Bertrand Cantat nell’interrogatorio dell’agosto 2003 

Nel corso dell’interrogatorio avvenuto il 23 agosto 2003 il cantante dei Noir Désir innanzi alle autorità ha cercato di difendersi sostenendo (riferendosi a Marie) e mostrando dei segni sul collo (qualcuno sospetta auto-inflitti).

È diventata molto aggressiva, isterica, mi ha dato un pugno in faccia, poi sul collo, avevo segni dappertutto… sono andato in preda alla rabbia e ho cominciato a schiaffeggiarla”.

Marie Trintignant è il nome della ragazza, attrice in carriera e figlia d’arte morta nel 2003 in un albergo a Vilnius in Lituania a causa delle percosse subite da parte del compagno.

Foto che raffigura Marie Trintignant vittima del lato oscuro di Bertrand Cantat

Marie Trintignant attrice e figlia d’arte, nella foto (Wikipedia)

La coppia si trovava in Lituania dove Marie partecipava come attrice alle riprese del film “Colette”, che purtroppo non la vide mai protagonista.

 Un delitto efferato 

Marie, il viso massacrato, i nervi ottici staccati e ancora lividi ed escoriazioni alla pancia e sulla schiena.

L’attrice resta in quella camera d’albergo 5 ore in agonia mentre il cantante in stato di ebrezza la guardava contorcersi dal dolore per le ossa rotte senza degnarsi di chiamare i soccorsi.

Marie Trintignant muore in ospedale dopo 5 giorni di coma e due interventi chirurgici alla testa.

Cantat viene condannato a soli otto anni di carcere per omicidio colposo da un tribunale lituano ma ne sconta solo quattro grazie anche alle testimonianze di Krisztina Rady la sua ex moglie.

La libertà condizionata 

Esce dal carcere nel 2007 su libertà condizionata. Una volta tornato in libertà incide subito un nuovo album che ironia della sorte si intitola Amor Fati (accettare il proprio destino).

Torna così sui palchi e firma un contrato discografico per tre album.

Poco dopo torna a vivere con la sua ex moglie Krisztina Rady, proprio la donna che aveva lasciato per Marie e madre dei suoi due figli e che ha sempre preso le sue difese.

Nel 2010 altra tragedia, Krisztina stanca delle ripetute violenze decide di suicidarsi, si impiccò mentre il cantante era addormentato. Lasciò quel triste mondo, in un appartamento di Bordeaux.

 

Foto che raffigura vittima di violenza domestica

Vittima di violenze (Pixabay)

La ex moglie cercò di comunicare con i genitori

La Rady aveva più volte cercato di esternare il suo malessere, stanca delle botte lasciò un messaggio in segreteria per i suoi genitori:

Purtroppo non posso raccontarvi niente di buono, Bertrand lo ha impedito e lo ha trasformato in un vero incubo che chiama amore. E sono al punto che ieri ho rischiato di lasciarci un dente. Mi ha lanciato qualcosa, il mio gomito è completamente tumefatto e purtroppo una cartilagine si è rotta, ma non è importante finché posso ancora parlarne”.

La carriera e la reputazione di Cantat compromesse da questi fatti di cronaca nera tutt’oggi faticano non poco a ristabilirsi.

Dopo tanto noir a qualcuno pare normale ricominciare a vivere e lavorare, suonare sui palchi e riconquistare il pubblico.

Che abbia scontato la sua pena oppure no chi compie un assassinio rimane un assassino, né la memoria, né l’arte può cancellare un simile gesto.