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Le storie dietro le canzoni: Billie Jean, Let It Be e Jump

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Foto Wiki Pubblico Dominio

Conoscere le storie dietro le canzoni può aiutarci a comprendere lo stato d’animo di un’artista in un dato momento.

Dietro ogni canzone vi sono aneddoti e stati d’animo ed è per questo che abbiamo voluto fare una piccola raccolta di storie che si celano dietro alcune tra le canzoni più iconiche di sempre.

Le storie dietro le canzoni più famose

Billie Jean di Michael Jackson

Per alcuni una delle canzoni più amate di Michael Jackson. Tuttavia la storia dietro questa canzone è abbastanza sconvolgente. Siamo nel 1981 e leggenda narra che il Re del Pop avesse ricevuto delle lettere da una donna che affermava che Jackson fosse il padre di uno dei suoi due gemelli. Tuttavia Michael riceveva spesso lettere di questo tipo, per questa ragione non diede troppa importanza a quanto letto.

In seguito la situazione si fece più spinosa, la donna proclamava costantemente il suo amore per la star e al contempo cercava di convincerlo a iniziare una vita con lei. Pare che Jackson fosse cosi angosciato da queste lettere da avere spesso degli incubi.

Un giorno ricevette un pacco che conteneva una foto, una pistola e l’immancabile lettera. Lei lo invitava ad uccidersi e disse che lei stessa si sarebbe uccisa a sua volta insieme al suo bambino in modo che potessero ricontrarsi in un’altra vita.

Questa storia ispirò Michael Jackson, che probabilmente per elaborare l’orrore provato in quel momento scrisse la canzone Billie Jean che si rivolge indirettamente alla donna.

Lei It Be dei The Beatles

Tra pochi giorni Let It be compirà la bellezza di 51 anni. Questo ever green è al settimo posto tra le 182 canzoni più famose dei The Beatles. Scritta da Paul McCartney ma attribuita al duo Lennon-McCartney è stato l’ultimo grande singolo composto prima dello scioglimento dei Fab Four.

In un momento di particolare tensione all’interno della band, scrivere per Paul voleva dire esorcizzare i fantasmi che lo perseguitavano.

Paul era orfano della madre Mary fin dall’età di 14 anni e così una notte, lei gli apparse in sogno. Questo sogno gli diede la forza necessaria per tirare avanti in un momento tra i più bui della sua vita, tra la morte di Brian Epstein avvenuta nel 1967 e l’ingerenza di Yoko Ono all’interno della band che non faceva che alimentare il clima di tensione tra i componenti, inoltre Paul era alle prese con la dipendenza da alcol e droghe.

Rientrato a casa da una lunga notte si addormentò. Quando si svegliò si rese conto di aver sognato sua mamma Mary. Vide chiaramente il suo viso, i suoi occhi. Mary gli disse con tono delicato e rassicurante “Let It be” che possiamo tradurre con “lascia perdere” o meglio lascia che la vita faccia il suo corso. Questo sogno lasciò in lui una sensazione molto positiva, quel messaggio che Paul interpretò con: sii gentile, non combattere le cose, cerca di lasciar correre e tutto funzionerà.

Risvegliatosi ispirato da questo sogno Paul iniziò a scrivere di sua madre Mary, dando a vita ad una delle canzoni più iconiche mai scritte.

Jump dei Van Halen

Jump dei Van Halen è uno dei più grandi singoli della band del compianto Eddie Van Halen ed uno dei brani più celebri della storia del rock. Dietro le canzoni spesso si celano dei fatti di cronaca e Jump si ispira ad uno di questi, tuttavia liriche e musiche sono state scritte in momenti diversi. Scopriamo il perché!

Il pezzo è immediatamente riconoscibile per il riff di sintetizzatore e l’articolato assolo di chitarra composto da Van Halen. Siamo nel 1981 e questo riff stilisticamente differente rispetto agli altri pezzi dei Van Halen non piacque al resto della band.

Successivamente nel 1983 Ted Templeman l’allora produttore della band chiese a David Lee Roth di dare voce a quel pezzo. Lee Roth iniziò ad ascoltare e riascoltare il brano e trovò la giusta ispirazione e combinazione tra linea vocale e testo.

Ma dove trovò ispirazione David Lee Roth? Semplicemente da un fatto di cronaca, ascoltando il telegiornale infatti apprese la notizia che parlava di un tale che minacciava di farla finita lanciandosi da un palazzo.

Roth ricorda di aver pensato che ci sarebbe stata almeno una persona tra la folla a incitarlo ad “andare avanti e saltare”. Cosi crisse il verso Go ahead and jump. Sostiene di aver scritto quel verso mentre era in giro per Los Angeles, anche se in realtà il significato del brano è stato generalmente interpretato come un invito ad amare e non mollare mai.

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"Da ragazzino ero ossessionato dalla musica, dalla scrittura e dal cantare canzoni". Anthony Minghella

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