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Millennials: quanto costa la felicità?

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Foto di This_is_Engineering da Pixabay

477.750 euro l’anno, è questa la cifra che, secondo uno studio condotto da Empower in collaborazione con The Harris Poll, rappresenta il “prezzo” della felicità per i Millennials. Uno studio che ha preso in esame i millennials americani e tuttavia una somma che nel contesto economico italiano attuale, suona come un’utopia.

La generazione nata tra gli anni ’80 e ’90 sembra considerare la ricchezza come via necessaria per la serenità, ma al tempo stesso si trova intrappolata in un sistema che ne ostacola il benessere economico. Il paradosso è evidente: guadagnano più dei Gen Z, ma possiedono meno.

Gen z più “realista”?

I Gen Z, ovvero i nati dopo il 1997, indicano una cifra più ragionevole (si fa per dire): 112.840 euro annui per sentirsi felici. Ma anche questo traguardo appare distante anni luce se confrontato con i redditi italiani.

Secondo Istat, il reddito medio disponibile delle famiglie nel 2023 era di circa 22.600 euro netti annui per componente. E con l’inflazione che ha sfiorato il 12% nel biennio 2022-2023, il potere d’acquisto si è ulteriormente ridotto.

Millennials, inflazione e sogni blindati: il caso italiano

La ripresa dell’inflazione – rallentata nel 2024 ma ancora presente – ha fatto lievitare i costi della vita quotidiana. Alimentari, carburante, utenze: tutto pesa di più sui bilanci mensili. Secondo un’analisi di Altroconsumo riportata sul Corriere, i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati del 20% in tre anni.

In parallelo, l’accesso al lavoro stabile resta difficile: il 14% dei giovani italiani tra 25 e 34 anni non lavora e non studia, mentre molti altri si barcamenano tra contratti a tempo e stipendi bassi.

Piccole gioie, grandi speranze

I Millennials, pur non navigando nell’oro, continuano a investire in microfelicità quotidiane. Il 62% è disposto a spendere fino a 6,37 euro al giorno per un caffè, secondo lo stesso studio Empower. Una spesa annua di oltre 2.300 euro, a dimostrazione del valore che attribuiscono al benessere immediato.

In mancanza di un futuro sicuro, questa generazione punta sulla gratificazione presente. Una logica che può sembrare contraddittoria, ma che è anche un modo per resistere all’incertezza cronica.

La soglia della felicità esiste?

Secondo Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia comportamentale, la felicità cresce con il reddito fino a circa 455.000 dollari l’anno. Superata questa soglia, l’aumento di reddito ha effetti marginali sul benessere soggettivo.

Posto che queste cifre sono tarate su una analisi fatta negli States, quanti italiani possono realisticamente ambire a tale cifra? In Italia, solo l’1% dei lavoratori supera i 100.000 euro annui lordi.

Un desiderio legittimo o un’illusione moderna?

La cifra da sogno dei 477.750 euro è forse meno un obiettivo concreto e più un simbolo di quello che manca: stabilità economica, libertà decisionale, accesso alla casa, sicurezza sul lavoro.

In un’Italia dove il 51% dei giovani tra i 25 e i 34 anni vive ancora con i genitori , si comprende come il sogno della felicità sia meno legato al lusso e più al desiderio di indipendenza.