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Il treno dei bambini: uno di quei libri che rimane sottopelle

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Il treno dei bambini di Viola Ardone è un romanzo ironico e commovente insieme, uno di quei libri che rimane sottopelle.

Ci troviamo nei primi anni del dopoguerra, in una Napoli flagellata dalla miseria.

Protagonisti e ambientazione de Il treno dei bambini

Il protagonista, Amerigo Speranza, è uno scugnizzo di sette anni che vive in un rione dei Quartieri Spagnoli insieme alla madre Antonietta, una donna sola che ha già perso un figlio.

Non ha le scarpe, Amerigo, o ne ha di usate e scomode, che gli fanno sempre male. È arrivato l’inverno e nel rione circola la voce che il Partito Comunista abbia organizzato un’operazione finalizzata a far adottare per alcuni mesi i bambini delle famiglie più povere, da famiglie agiate dell’Emilia Romagna.

Amerigo viene accompagnato da sua madre al treno, in questo viaggio, condiviso con altri bambini tra cui gli amici Tommasino e Mariuccia, il ragazzino prende nota di ogni dettaglio. Pensa alle persone che ha lasciato nel rione, pensa a suo padre che se n’è andato in America, al fratello morto di malattia e pensa a quella mamma che ha deciso di mandarlo via da lei.

Il periodo che Amerigo trascorre a casa di Derna, una giovane militante indurita dal dolore di una perdita, gli fa scoprire che i comunisti non mangiano i bambini come aveva sempre temuto, anzi credono nel valore della famiglia, nella solidarietà e nella cultura del lavoro. Il finale del romanzo fa un salto temporale agli anni della maturità.

Amerigo riesce a fare pace con il suo passato, con la sua infanzia e soprattutto con la madre, le cui scelte possono essere comprese solo con gli occhi e la razionalità di un adulto.

“Il treno dei bambini” è un libro da leggere per ricordarci di quando forse eravamo delle persone migliori, e la solidarietà non fosse l’eccezione ma la regola.

“L’autrice ci affida la storia commovente di una separazione e solidarietà, concetto che «si è totalmente smarrito, cioè fare del bene a fondo perduto. Nel dopoguerra furono i semplici, alla fine, moltissimi contadini e artigiani, ad accogliere questi ragazzini. Oggi, quanti benpensanti prenderebbero per sei mesi un ragazzetto venuto dal mare, sceso dalla Open Arms?

(Viola Ardone intervistata da Conchita Sannino, il venerdì – la Repubblica»)

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