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Hikikomori: 100.000 italiani chiusi in casa

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Ph. Geralt Pixabay

Hikikomori o sindrome da ritiro sociale è una problematica più comune di quanti si creda. Spesso capita di avere amici, parenti o colleghi che si chiudono in casa e non vogliono più uscire. È un fenomeno molto diffuso e le ricerche lo confermano, ne soffrono milioni di persone in tutto il mondo e circa 100.000 anche nel nostro Paese secondo recenti stime.

La sindrome da ritiro sociale viene riconosciuta per la prima volta in Giappone negli anni ’80 a questo proposito venne coniata la parola Hikikomori che tradotto significa appunto stare in disparte/ritirarsi.

Hikikomori un disagio adattivo sociale

Riguarda tutti i paesi economicamente sviluppati del mondo, una vera epidemia con conseguenze nefaste sulle persone che ne soffrono, persone che si sentono sopraffatte e che percepiscono come impossibile la realizzazione dei propri obiettivi di vita.

La loro reazione è quella di scegliere l’isolamento, di stare in disparte rispetto all’ambiente sociale che li circonda. Una situazione che non può lasciarci indifferenti.

Il dottor Paolo Crepaldi presidente di Hikikomori Italia sostiene che:

“Più tempo passiamo nella chiusura e più è facile che si sviluppino pensieri paranoici o depressivi. Più tempo siamo isolati, e più si rende necessario un periodo di “re-inserimento sociale”, un periodo di ri-apprendimento dello stare insieme, fattore che dovrebbe essere tenuto particolarmente in considerazione per chi è stato isolato ed anche detenuto per lunghi periodi.

Quando una persona si chiude in sé stessa è come se dichiarasse il proprio fallimento nelle relazioni con il prossimo, per questo è importante che si intervenga dall’esterno.

Ha dunque fondamentale importanza il supporto della famiglia, della scuola, delle amicizie e della comunità. La sindrome da ritiro sociale è un vero e proprio problema di salute collettiva.

Il Libro di Barbara Rossi

La psicoterapeuta Barbara Rossi ha curato il libro “Dall’autoreclusione al ritorno alla vita”, nel quale è possibile leggere le tante testimonianze e i pareri di numerosi professionisti, una lettura talmente autorevole da diventare una sorta di bibbia sull’argomento ritiro sociale.  Il libro presentato il 19 Novembre a Bookcity Milano ha ricevuto il “Premio Lord Byron Porto Venere Golfo dei poeti” 2021.

Come è nato il testo

Nasce da una ricerca su circa 600 mila persone che hanno deciso di auto isolarsi. Lo studio è stato realizzato per mezzo di un concorso letterario in gran parte autobiografico che rivede le teorie del passato.

In primo luogo emerge che il problema non è relativo unicamente alla fase adolescenziale, bensì a tutte le età. Non c’è un legame tra dipendenza da internet e ritiro sociale. Viene evidenziato il forte legame fra traumi e ritiro sociale come estrema conseguenza di una serie di esperienze traumatiche.

È una reazione commisurata al tipo di evento traumatico subito come: il bullismo, il lutto traumatico, l’abuso, la violenza.

Anche in Italia l’attenzione e l’approccio al fenomeno stanno crescendo progressivamente. In assenza di dati ufficiali, l’associazione Hikikomori Italia stima una cifra verosimile di almeno 100 mila casi nel nostro Paese.

L’associazione offre supporto attraverso l’informazione e la sensibilizzazione, puntando i riflettori sul fenomeno in maniera critica, con lo scopo di capire il problema senza stigmatizzare né giudicare.

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"Da ragazzino ero ossessionato dalla musica, dalla scrittura e dal cantare canzoni". Anthony Minghella

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