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Dipendenza da Internet: adolescenti a rischio

4,66 miliardi di persone sono utenti attivi su Internet, ovvero il 59,5% della popolazione mondiale

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La dipendenza da Internet viene definita per la prima volta nel 1995 dallo psichiatra Ivan Goldberg. Conosciuta anche come Internet Addiction Disorder o IAD fa parte di quelle dipendenze che riguardano l’uso eccessivo della tecnologia, in questo caso un uso smodato di Internet che potrebbe avere un impatto negativo sulla vita delle persone.  

Secondo stime We Are Social nel mondo 4,66 miliardi di persone sono utenti attivi su Internet, parliamo del 59,5% della popolazione mondiale. Rispetto a gennaio 2020 si stima un incremento del 7,3% ovvero 316 milioni di persone. Per quanto riguarda l’utilizzo dei social media invece sono 4,30 miliardi gli utenti che utilizzano i social con un incremento del 13% rispetto al 2020, parliamo di 490 milioni di persone, dunque il 53% della popolazione mondiale è attiva sui social.

Quella degli adolescenti è una situazione piuttosto difficile, la pandemia infatti ha imposto una sorta di reclusione forzata con conseguente distacco sociale che può portare in alcuni casi a conseguenze psicologiche ed emotive rilevanti.

Dipendenza da internet: le diverse forme di IAD

Come in tutte le altre dipendenze, anche la dipendenza da internet ha i suoi lati oscuri. L’utilizzo tossico dei social potrebbe influire negativamente sulla sfera personale, sociale e lavorativa. Per quanto riguarda anche la dipendenza tecnologica possono affiorare fenomeni come tolleranza, craving e assuefazione proprio come nella dipendenza da sostanze. Qualche tempo fa su Notiziamix abbiamo analizzato il documentario The Social Dilemma in cui troviamo alcuni aspetti che ci possono ricondurre al discorso che stiamo esponendo quest’oggi.

Nell’ultimo anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria, l’uso di pc, tablet e smartphone è aumentato in maniera considerevole, coinvolgendo individui che mai prima si erano avvicinati al mondo virtuale, ne è una prova anche la crescita delle intenzioni di acquisto di uno smartphone rispetto al periodo pre-pandemico.

Nuove forme di adattamento come il remote working hanno cambiato le abitudini domestiche concentrando nello stesso luogo fisico attività lavorativa e dinamiche famigliari. Ma la casa, nonostante sia il luogo sicuro per eccellenza può nascondere una insidia ovvero il rischio di diventare schiavi di tutto ciò che è a portata di click con comportamenti che da una tantum possono facilmente trasformarsi in routine.

Le diverse forme di IAD

  • Dipendenza cybersessuale: quando si utilizza in maniera smodata e compulsiva materiale pornografico reperito online, come video o chat per adulti.
  • Cyber-relazionale: ci si fa coinvolgere troppo da relazioni virtuali, con persone conosciute online.
  • Da gaming: giocare online, incontrare virtualmente altre persone utilizzando identità fasulle. Questo può causare astinenza quando non si è online.
  • Uso compulsivo di Internet: che comprende gaming compulsivo, shopping compulsivo, poker online, betting che possono condurre verso fenomeni di ludopatia.
  • Sovraccarico cognitivo: quando si ricercano informazioni sul web in maniera compulsiva.

La dott.ssa Comandini del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” afferma:

“Sfortunatamente non è sempre possibile prevenire, ma si può intervenire, con l’aiuto di un professionista, per cambiare le cose. Attraverso il sostegno psicologico, il paziente diventa maggiormente consapevole dei propri pensieri, delle emozioni e dei comportamenti e con la giusta dose di motivazione può essere in grado di modificare le abitudini disadattive che lo portano a cercare consolazione nell’utilizzo sbagliato del Web.

Se ritieni di aver bisogno di un supporto psicologico è possibile chiamare ai numeri +39 06 227 96 355 oppure +39 345 627 6162 o andare sul sito internet pronto-soccorso-psicologico-roma.it. Il servizio è disponibile in ventidue lingue e aiuta adolescenti ed adulti ad uscire dalla dipendenza da internet.

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