Ci sono canzoni che ascoltiamo per ballare, altre per piangere, e poi ci sono canzoni che fanno venire i brividi. Non per la melodia, ma per una coincidenza talmente assurda da sembrare impossibile.
Al centro di questo mistero c’è Rino Gaetano, il giullare triste della musica italiana, e un brano rimasto inedito per anni. La ballata di Renzo. Una canzone che, riletta oggi, suona come una profezia agghiacciante sulla sua stessa morte.
Coincidenza? Premonizione? O solo la sensibilità di un artista che sapeva leggere le pieghe più amare della società italiana? Ecco la storia di uno dei misteri più grandi del pop nostrano.
La canzone: La ballata di Renzo
Molto prima di diventare famoso con Gianna o Ma il cielo è sempre più blu, un giovanissimo Rino Gaetano scrisse un pezzo chitarra e voce intitolato La ballata di Renzo. Il brano racconta la storia di un ragazzo, Renzo, che muore in circostanze tragiche.
Nel testo, il protagonista viene investito da un’auto. I soccorsi arrivano, ma inizia un calvario tra gli ospedali di Roma. Renzo viene rifiutato da tre strutture specifiche perché, dicono, non c’è posto” La canzone cita testualmente tre ospedali: il San Camillo, il San Giovanni.
Alla fine della canzone, Renzo muore all’alba, mentre i suoi amici lo aspettano invano al bar. Una denuncia sociale sulla malasanità? Sicuramente. Ma il destino ha voluto trasformarla in cronaca.
La notte del 2 Giugno 1981
Facciamo un salto in avanti di dieci anni. È la notte del 2 giugno 1981. Rino Gaetano ha 30 anni ed è all’apice del successo. Sta tornando a casa sulla via Nomentana a bordo della sua Volvo 343 grigia. Improvvisamente, forse per un colpo di sonno o un malore, l’auto invade la corsia opposta e si schianta contro un camion.
Rino è grave, ma è vivo. Arriva l’ambulanza e qui inizia la tragica sovrapposizione tra realtà e canzone. Il cantautore ha bisogno di un reparto di traumatologia cranica. L’ambulanza corre da un ospedale all’altro nella notte romana. Secondo le cronache dell’epoca, i medici contattano diverse strutture, ma vengono rimbalzati per mancanza di posti letto.
Quali ospedali contattarono? Il San Giovanni. Pieno. Il San Camillo. Pieno.
Esattamente le strutture ospedaliere citate nella canzone scritta dieci anni prima. Rino morirà all’alba (proprio come Renzo), dopo essere stato finalmente ricoverato al Gemelli, quando ormai era troppo tardi.
Visionario o sfortunato?
La somiglianza tra il testo di La ballata di Renzo e la dinamica della morte di Rino Gaetano è talmente precisa da aver alimentato per decenni teorie del complotto e leggende metropolitane. C’è chi parla di doti di veggenza, chi di un destino scritto, addirittura del coinvolgimento dei servizi segreti (di questo ne parlemremo in un altro articolo).
La spiegazione razionale, però, rende onore alla grandezza artistica di Rino più di ogni magia. Gaetano era un attento osservatore della realtà. Negli anni ’70, la carenza di posti letto negli ospedali romani era una piaga nota, un problema cronico. Scrivendo quella canzone, Rino non stava guardando in una sfera di cristallo, ma stava guardando l’Italia, denunciandone le disfunzioni. La vera tragedia è che, dieci anni dopo, quel problema non era stato risolto, e lui ne divenne la vittima più illustre.
Oggi La ballata di Renzo non è più un inedito polveroso, ma un pezzo di culto. Ascoltarla fa un certo effetto: la voce graffiante di Rino che canta la sua stessa fine mette i brividi lungo la schiena. Ma forse, il modo migliore per ricordarlo non è come un profeta di sventura, ma come un genio che aveva capito tutto – della vita, della politica e dell’Italia, molto prima degli altri.








