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Inni generazionali: il nuovo album di Tommaso Imperiali 

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Il disco è un concept sul rapporto con il tempo: la paura di crescere, un presente precario e gli unici antidoti che funzionano davvero, ovvero gli amici e le rock ‘n’ roll band. Tommaso non cerca scorciatoie di plastica, ma si affida a un sound di chiara matrice americana. Ci sento l’ombra lunga e rassicurante del Boss, Bruce Springsteen, ma anche la freschezza di leve contemporanee come Sam Fender. C’è carne, c’è sangue e ci sono chitarre vere.

Melodia, tecnica vocale e presenza scenica

Come dico sempre sul mio blog, un disco rock non è fatto solo di riff, ma di attitudine. Dal punto di vista melodico, il nuovo album di Tommaso Imperiali mescola la tradizione cantautorale italiana con arrangiamenti d’oltreoceano. Ma è la voce che mi colpisce, Tommaso ha un’impostazione sincera, quasi ruvida, priva di quegli inutili virtuosismi da talent show (nonostante un passaggio a X Factor nel 2019). Canta come uno che ha ingoiato chilometri e polvere, usando il respiro e la dinamica per raccontare storie, non per fare ginnastica vocale.

E per quanto riguarda il palco? Beh, il ragazzo ha le spalle larghe. Con oltre 150 date all’attivo, aperture a pesi massimi come Davide Van De Sfroos e un’intensa attività teatrale (Ecologia Capitalista, Aiace), Tommaso sa come tenere in pugno il pubblico. Recitare e suonare dal vivo ti insegna a usare lo spazio e a reggere i silenzi, abilità che trasudano prepotentemente dalle registrazioni di questo disco.

La sala prove e le fondamenta del sound

Non si fa un buon disco senza una squadra solida. La produzione di Lorenzo Cazzaniga incornicia perfettamente il sound del nuovo album di Tommaso Imperiali, mantenendolo sporco il giusto ma estremamente definito. E poi ragazzi, avere Elio Rivagli alla batteria su due tracce è un lusso che fa impennare il groove di colpo.

Un plauso anche al lavoro del chitarrista Daketo, braccio destro di Imperiali dal 2022. Aver suonato questi pezzi dal vivo prima di inciderli (alcuni erano già nell’EP del 2023) li ha resi rodati e compatti. È la regola d’oro del rock: prima spacchi i timpani nei club, poi vai in studio a premere “REC”.

  • Pezzi forti: Qualcuno ha visto Elvis e Tom Waits promettono di essere due omaggi giganteschi.
  • L’artwork: Giada Garattoni ha curato la veste grafica e i videoclip, dando un’identità visiva coerente a tutto il progetto.

In un’epoca di musica usa e getta, in cui tutto dura quanto una storia sui social, c’è chi ha ancora il coraggio di premere su vinile le ansie della propria generazione. Se amate il cantautorato sudato, le chitarre dritte e le storie di vita vera, preordinare il nuovo album di Tommaso Imperiali (qui il link per il vinile nero) è la mossa giusta per la vostra collezione.