C’è un odore particolare che si respira quando si cerca un’auto usata. E no signori, non è quello della benzina, né quello degli Arbre Magique appesi allo specchietto. Spesso e volentieri è l’odore della fregatura! E scorrendo il nostro feed sui vari marketplace questa è una formula ricorrente negli annunci.
Oggi il mercato dell’auto usata è una giungla darwiniana dove il più forte o il più informato, mangia il più debole. E in questa catena alimentare, la clava preferita dai venditori — dai concessionari di dubbia fama al privato che vuole liberarsi del suo catorcio — è una formula magica, ripetuta come un mantra scaccia-guai; venduta con la formula vista e piaciuta. Io personalmente scappo a gambe levate quando vedo queste robe, perchè quasi sicuramente la fregatura è dietro l’angolo, perchè questa formula viene usata spesso per pararsi il culo e occultare mezzi belli fuori e marci dentro.
Ve la siete sentita dire mille volte. «guarda… l’auto è questa, fai un giro, guardala, la vendo con formula vista e piaciuta » nella maggior parte dei casi, quella frase vale quanto una banconota del Monopoli. È un paravento dietro cui si nascondono spesso malafede, vizi occulti e una totale mancanza di responsabilità civile.
Il mito dell’impunità e perché crolla
Partiamo da un concetto giuridico fondamentale che spesso viene ignorato, la legge italiana non permette di vendere bidoni impunemente, nemmeno se firmate un pezzo di carta dove dite che vi va bene così.
La formula vista e piaciuta, in linguaggio giuridico spesso implicita nell’esclusione della garanzia, nasce per tutelare il venditore dai difetti palesi, ossia quelli che avreste potuto vedere usando la normale diligenza. Se comprate un’auto con il paraurti ammaccato e poi vi lamentate dell’ammaccatura, il venditore ha ragione. L’avete vista, vi è piaciuta o vi andava bene il prezzo, l’avete acquistata cosi e fine della storia.
Ma il gioco cambia radicalmente quando parliamo di vizi occulti. Se il motore sta per fondere perchè il venditore ha millantato una cinghia di distribuzione appena sostituita, se il contachilometri è stato schilometrato con la grazia di un chirurgo ubriaco, o se il telaio è marcio sotto la vernice fresca, la formula vista e piaciuta non salva nessuno.
Se il venditore è un concessionario?
Qui la faccenda si fa succosa. Se comprate da un professionista, un concessionario, ma anche officina che vende auto, il Codice del Consumo è la vostra Bibbia e il venditore che fa il furbo è un peccatore nelle mani di un Dio arrabbiato.
Il venditore professionista non può escludere la garanzia legale di conformità per i difetti non dichiarati. Può ridurla da due anni a uno (previo accordo scritto), ma non può eliminarla. Qualsiasi clausola vista e piaciuta che tenti di azzerare questa garanzia è considerata clausola vessatoria ed è, per legge, nulla. Come se non fosse mai stata scritta.
Quindi, caro concessionario che mi stai leggendo, puoi far firmare al cliente tutti i moduli che vuoi in cui dichiara di accettare l’auto “nello stato in cui si trova senza nulla a pretendere”. Davanti a un giudice, quel foglio servirà solo ad accendere il caminetto. Se l’auto ha un difetto di conformità grave non dichiarato, tu paghi. Ripari, sostituisci o rimborsi.
Se il venditore è un privato?
Tra privati la questione è più sottile e qui serve davvero scandagliare a fondo. Il Codice del Consumo non si applica. Si torna al vecchio, caro Codice Civile.
L’articolo 1490 del Codice Civile stabilisce che il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso. È vero che tra privati le parti possono accordarsi per escludere la garanzia (qui la formula vista e piaciuta ha più forza).
Ma c’è un’eccezione abbastanza grande. Il secondo comma dell’articolo 1490 recita una bellissima poesia:
“Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto, se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa.”
In altre parole se sapevi che la guarnizione della testata era bruciata e hai dato una pulita al motore per nascondere la perdita d’olio, o hai cambiato il liquido di raffreddamento per nascondere l’olio che confluiva nella vaschetta o se sapevi che l’auto aveva subito un sinistro grave e lo hai taciuto, la formula vista e piaciuta decade. È truffa contrattuale. È malafede. E la legge ti presenterà il conto, che include la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, oltre ai danni. Quindi occhio a come vi muovete!
Quando la formula vista e piaciuta è davvero carta straccia
Per essere schematici e pratici, ecco i casi in cui potete e dovete far valere i vostri diritti, ignorando le lamentele del venditore:
Vizi occulti: difetti meccanici o strutturali che non erano visibili al momento dell’acquisto e che non sono dovuti alla normale usura sopravvenuta.
Mancanza di qualità promesse: se l’auto viene venduta come perfetta o pari al nuovo e poi si scopre che è invece rattoppata come un puzzle di pezzi di ricambio di dubbia provenienza.
Dolo del venditore: qualsiasi tentativo attivo di mascherare il difetto (il classico additivo nell’olio per non far fumare il motore per i primi 100 km).
La formula vista e piaciuta purtroppo è spesso l’alibi dell’incompetenza e della disonestà, quasi una licenza per imbrogliare il prossimo. È il tentativo patetico di scaricare sul compratore – spesso la parte economicamente più debole e tecnicamente meno preparata – il rischio d’impresa o la propria negligenza.
Non fatevi intimidire. Se vi trovate con un’auto inutilizzabile poco dopo l’acquisto, non pensate eh, ma ho firmato. Consultate un’associazione consumatori o un legale.
La verità è che il mercato dell’usato in Italia guarirà solo quando smetteremo di accettare il fatalismo del “pacco” come una tassa inevitabile. Fino ad allora, diffidate di chi vi mette troppa fretta nel firmare quella clausola. Chi non ha nulla da nascondere, non ha bisogno di scudi di carta.
Hai ancora dubbi? Quì potrai trovare qualche rifermento normativo.








