Home Attualità EasyJet ma cosa succede? Cronaca di un disagio vissuto sulla pelle

EasyJet ma cosa succede? Cronaca di un disagio vissuto sulla pelle

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È accaduto tutto a sole tre ore dal decollo. Tre ore. Il tempo di preparare lo zaino, di immaginare l’onda d’urto del palco dei Foo Fighters a Milano, ed ecco che lo schermo dello smartphone si illumina con una sentenza inappellabile: volo EasyJet cancellato. Nessuna spiegazione tempestiva, nessuna rete di salvataggio. Solo il vuoto pneumatico in cui vengono gettati i passeggeri e l’inizio di una vertigine che, per chi vive in Sardegna, assume i contorni di un incubo sistemico.

Volo Easyjet cancellato: la partenza negata e la beffa della continuità territoriale cosi com’è!

L’istinto di sopravvivenza del viaggiatore, a quel punto, prende il sopravvento. Non essendoci voli appetibili in orari umani per raggiungere Milano, ci siamo ritrovati a dover prenotare compulsivamente un volo AeroItalia. Il costo? Centosessanta euro a testa. Una cifra grottesca che suona come uno schiaffo a quella continuità territoriale che dovrebbe essere un diritto inalienabile e che, nei fatti, si sgretola al primo imprevisto con costi piuttosto salati.

Ovviamente, pretenderemo e otterremo il risarcimento da EasyJet per questo esborso forzato, ma i soldi non restituiscono il tempo rubato. Per salvare il nostro concerto abbiamo dovuto ripiegare su Pisa, l’unica rotta disponibile a circa 300km da Milano. Da lì, un’auto a noleggio, un ulteriore e non preventivato aggravio di costi, e quasi quattro ore di asfalto rovente per raggiungere il capoluogo lombardo. Siamo arrivati in albergo belli trafelati, ma ce l’abbiamo fatta, le chitarre distorte di Dave Grohl e l’energia purificatrice del Foos ci hanno ripagato, per qualche ora, di ogni stortura subita.

Il cortocircuito di Malpensa e la notte in aeroporto

Se l’andata è stata un calvario, il ritorno ha assunto i contorni dell’assurdo. Pensavamo che il debito con la sfortuna fosse saldato. Eravamo a Malpensa, avevamo superato i controlli di sicurezza. Eravamo nella cosiddetta area sterile, con le carte d’imbarco in mano e la procedura di imbarco già formalmente avviata. Poi, il gelo. La signora degli imbarchi annuncia che, a causa di (presunti) irrisolvibili problemi tecnici nella cabina di pilotaggio, il nostro volo di ritorno è cancellato.

Scappare in tutta fretta da un aeroporto a tarda sera, con l’amarezza di chi si vede negato il ritorno a casa, è un’esperienza disarmante. È iniziata così una nuova transumanza disperata, una corsa verso Milano Centrale con l’ultimo shuttle disponibile poco dopo la mezzanotte, poi un taxi lanciato nella notte verso Linate. È stata la rete umana, un’amica preziosa, a intercettare per noi un altro volo AeroItalia per le nove del mattino seguente, costatoci altri cento euro. Ma il destino, o meglio la desolante miopia logistica che isola la nostra terra, aveva in serbo l’ultimo colpo di coda, non c’erano posti per Cagliari!

Costretti a ripiegare su Olbia, che partiva alla 9 del mattino passiamo una freddissima notte estiva presso l’aeroporto di Linate, fredda a causa dell’aria condizionata regolata in modalità polo nord, forse per evitare il bivacco? Arrivati a Olbia assonnati e affamati decidiamo di mangiare una pizza ristoratrice innaffiata da un’ottima birra per brindare alla nostra forza! Dopo aver brindato e ripristinato i sali minerali, da Olbia abbiamo dovuto affrontare un estenuante viaggio in treno di oltre quattro ore per tagliare verticalmente l’isola e tornare finalmente alle nostre vite. Tra l’altro l’aria condizionata sul treno non funzionava. Ma forti di quell’esperienza ci è sembrata davvero una inezia!

Salvarsi con un sorriso di fronte a un problema di inaudita gravità

Ragazzi la mobilità non è un vezzo borghese! E’ una vera propria infrastruttura democratica. Se questa nostra odissea non si è trasformata in un cedimento nervoso, è solo perché, per fortuna, sappiamo sdrammatizzare. Sappiamo ridere di noi stessi, sappiamo trasformare il disagio in aneddoto, disinnescando l’esaurimento con una leggerezza che ci ha letteralmente salvati.

Eppure, attenzione a non scambiare il nostro sorriso per rassegnazione o tacita assoluzione. Quello che abbiamo vissuto in queste quarantotto ore svela un problema di una gravità inaudita. Il libero mercato non può autorizzare un vettore aereo a disporre delle vite, del tempo e del denaro dei cittadini sardi come fossero pedine sacrificabili sull’altare dei costi operativi. Noi non abbiamo molte alternative al cielo. Quando EasyJet cancella con questa sconcertante disinvoltura, non sta semplicemente ritardando un viaggio, sta chiudendo il confine di un’isola, sta sequestrando la nostra dignità di cittadini europei!