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AI e musica: come vengono protetti e pagati gli autori?

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L’intelligenza artificiale sta rubando la musica agli artisti? Fino a ieri, questa era la paura numero uno. Oggi, dalla Svezia, arriva una notizia che potrebbe cambiare le regole del gioco per sempre.

Come si sta evolvendo nell’era dell’intelligenza artificiale la questione del copyright e della remunerazione per gli artisti?

Parliamoci chiaro: il rapporto tra AI e musica è stato finora un Far West. Modelli AI che “imparano” da migliaia di canzoni protette da copyright, generando nuove tracce senza riconoscere un centesimo ai creatori originali. Un incubo per chi vive di musica.

Ma ora tenetevi forte, perché la STIM, la SIAE svedese che rappresenta 100.000 artisti, ha appena fatto qualcosa di rivoluzionario: ha firmato il primo accordo di licenza al mondo con una società di musica AI.

La scintilla svedese: cosa hanno firmato STIM e Songfox?

I protagonisti di questa storia sono due:

  1. STIM (The Swedish Performing Rights Society): l’ente che tutela i diritti d’autore in Svezia.
  2. Songfox: una start-up di Stoccolma che permette a chiunque di creare musica con l’AI in modo legale.

L’accordo è semplice ma geniale. Songfox potrà usare il catalogo degli artisti STIM, ma a una condizione: ogni volta che l’AI genera una canzone ispirata a un’opera originale, una tecnologia chiamata Sureel traccerà questa connessione. In pratica, si saprà sempre da quale brano “umano” è nata l’ispirazione AI.

E questo cosa significa? Soldi.

Soldi, soldi, soldi: come funziona la paga per gli artisti?

La domanda che tutti si fanno: come verranno pagati concretamente gli artisti quando un brano viene registrato con l’intelligenza artificiale? Simon Gozzi di STIM ha spiegato che il modello si basa su due pilastri ovvero: canoni di licenza e condivisione dei ricavi, le aziende AI pagheranno una quota per l’accesso alla musica e divideranno i profitti generati. Più un servizio AI ha successo, più guadagnano gli artisti. Compensi per l’addestramento (Training), gli artisti riceveranno un pagamento “anticipato” per il semplice fatto che la loro musica viene usata per addestrare i modelli di intelligenza artificiale.

È una svolta epocale: non si tratta più di subire passivamente il “saccheggio” dei dati, ma di partecipare attivamente a un nuovo mercato, guadagnandoci.

Un modello per il futuro? L’Europa sta a guardare

Questo accordo svedese non è solo una vittoria locale, è un “test” che potrebbe diventare lo standard globale. L’obiettivo è creare un modello trasparente e replicabile per garantire che i creatori ricevano un’equa compensazione ovunque.

Mentre la Svezia fa da apripista, nel resto d’Europa la situazione è ancora caotica. L’EU AI Act, la legge europea sull’intelligenza artificiale, è considerata troppo debole da molti addetti ai lavori. Attualmente, impone agli artisti un complicato processo di “opt-out” (devono essere loro a dire “non usate la mia musica”), che si è rivelato spesso inefficace.

Inoltre, restano aperte cause legali pesantissime, come quelle della tedesca GEMA contro OpenAI e Suno, che potrebbero definire il futuro legale del rapporto tra AI e copyright.

La strada è ancora lunga, ma la direzione è giusta

Nessuno dice che questo accordo risolva tutti i problemi. La questione del materiale già “raschiato” in passato rimane un nodo da sciogliere.

Ma una cosa è certa: l’accordo tra STIM e Songfox ha acceso un faro. Ha dimostrato che un futuro in cui AI e artisti collaborano e si sostengono a vicenda non solo è possibile, ma è già qui.

Siamo all’alba di una nuova era per la musica, un’era in cui la tecnologia non è più una minaccia, ma un’opportunità regolamentata e, finalmente, remunerativa.