Home Attualità Regione Sardegna: dietro le facciate istituzionali, i veri numeri degli incarichi fiduciari

Regione Sardegna: dietro le facciate istituzionali, i veri numeri degli incarichi fiduciari

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In politica, la sconfitta elettorale non è quasi mai un addio definitivo, ma un arrivederci che prende le sembianze di un contratto a progetto. È un palcoscenico, quello istituzionale, dove le parole hanno un peso specifico e le etichette spesso nascondono abissi di inconfessabile verità. In italiano, la filologia e il dizionario parlano chiaro: il consulente è colui che consiglia. Eppure, osservando le dinamiche del nostro tempo, sembra che questa definizione abbia subito una mutazione genetica, trasformandosi in un comodo rifugio per chi, dalle urne, è uscito sconfitto. I cosiddetti trombati.

L’arte di riciclare la sconfitta elettorale

A dare risalto mediatico alla notizia Antonangelo Liori, che da qualche ora sta scoperchiando un vaso di Pandora che in molti preferirebbero tenere ermeticamente chiuso. Non si tratta solo di spulciare un asettico elenco dei consulenti in Regione Sardegna, ma di decifrare un vero e proprio metodo di governo. Tra i corridoi del potere, infatti, si aggirano figure che non elargiscono preziosi consigli tecnici, ma riscuotono semplicemente il premio di consolazione per non avercela fatta a conquistare un seggio. A costoro si aggiungono i voltagabbana, individui esperti non tanto in complesse strategie amministrative, quanto nell’arte della sopravvivenza sotto qualsiasi bandiera politica.

Certo, la disonestà intellettuale non ci appartiene, e le eccezioni vanno riconosciute. Liori afferma che vi sono anche figure professionali di innegabile spessore, come il capo ufficio stampa Jacopo Gasparetti, che dimostrano cosa significhi essere un consulente autentico. Un professionista pagato per fare da scudo e da bussola comunicativa a un esecutivo che, per sua stessa natura, naviga in una tempesta perenne. Ma queste eccellenze, drammaticamente, rappresentano la minoranza.

La matematica impietosa del potere e la paternità della notizia

Quando la narrativa politica si scontra con la freddezza dei numeri, il risultato è spesso impietoso e se da una parte la notizia rilanciata da Liori ha avuto la giusta carica mediatica per esplodere sui social, in realtà la paternità dello scoop e di Indip. L’esecutivo ha deliberato settanta incarichi fiduciari, per una spesa complessiva che tocca la vertiginosa cifra di ventitré milioni di euro. La cifra di cui Liori ha parlato è però relativa all’anno 2024, mentre nel 2025 i numeri sono aumentati del 132% e hanno raggiunto i 35,4 milioni di euro, cifra che conosciamo grazie ad una accurata indagine di Indip (Periodico indipendente di approfondimento) pubblicata un mese fa grazie a un lavoro certosino sulle richieste di accesso agli atti.

Richieste grazie alle quali la Regione ha poi pubblicato, un mese dopo, i documenti citati da Liori. Indip ha reso noti anche i costi relativi al primo trimestre 2026, inseriti in una tabella comparativa (al momento disponibile solo per i lettori abbonati) che mette a confronto i dati trimestre per trimestre a partire dal 2019.

Parliamo di settanta incarichi a fronte di soli dodici assessori. Ci troviamo di fronte a un plotone di consulenti in Regione Sardegna che supera numericamente persino l’intera assemblea legislativa, composta da sessanta onorevoli. La sproporzione è sotto gli occhi di tutti e un pugno in faccia alla logica democratica: ci sono quasi due fiduciari per ogni singolo membro della maggioranza. Il paradosso finale, quello che brucia sulla pelle dei cittadini, è che il costo di questa corte di nominati supera di gran lunga quello dei rappresentanti regolarmente eletti dal popolo.

La fine dell’illusione e il conto da pagare

In generale di fronte a questa emorragia di denaro pubblico, la giustificazione più frequente, sussurrata con un’alzata di spalle perfino nei salotti della sinistra, è il più classico e logoro degli alibi: fanno tutti così. Una difesa d’ufficio debolissima, figlia di un relativismo etico che ha progressivamente avvelenato il rapporto tra elettori e classe dirigente. Non può e non deve esserci assoluzione nella mediocrità condivisa.

Come afferma Liori la presidente Alessandra Todde ha conquistato il vertice perché avrebbe, anche lei, aperto la regione come una scatoletta di tonno, evocando una narrazione di trasparenza totale e di rottura radicale col passato. La scatola, a ben guardare, è stata aperta. Ma l’impressione generale è che sia servita esclusivamente a sfamare le fedeli truppe di partito, rimaste a bocca asciutta dopo il voto. Se il ruolo di questi consulenti in Regione Sardegna è unicamente quello di gravare sulle spalle dei contribuenti senza apportare alcun reale valore aggiunto alla macchina amministrativa, è lecito farsi qualche domanda, e una su tutte è fino a quando i cittadini dovranno pagare le tasse per stipendiare chi, dal tribunale supremo delle elezioni, era già stato inesorabilmente bocciato?