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Perché l’abolizione dell’abuso d’ufficio ci riguarda tutti

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Pixabay Qimono

Ci hanno raccontato per mesi di una norma che ingessava la pubblica amministrazione, della cosiddetta paura della firma che bloccava i sindaci, ma la realtà che emerge dalle aule di giustizia ci consegna un panorama ben più frastagliato e incerto.

Una scelta tra efficienza amministrativa e garanzie legali

Il punto di partenza è un dato di fatto incontrovertibile. Nel 2024, il legislatore ha deciso di cancellare dal codice penale quel reato che puniva il pubblico ufficiale intenzionato a procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, ovvero a recare ad altri un danno ingiusto. La motivazione ufficiale risiedeva nell’inefficacia della norma, troppe indagini a fronte di pochissime condanne definitive. Tuttavia, analizzando la questione con rigore, ci si accorge che l’abolizione abuso d’ufficio rischia di somigliare a un intervento chirurgico in cui, per curare un arto malato, si decide di amputarlo senza prevedere una protesi.

L’ombra dell’Europa e la nuova direttiva anticorruzione

Il panorama si complica ulteriormente se volgiamo lo sguardo verso Bruxelles. Mentre l’Italia procedeva a smantellare questa fattispecie di reato, l’Unione Europea ribadiva una direzione diametralmente opposta. La nuova direttiva anticorruzione in fase di definizione impone infatti agli stati membri di sanzionare penalmente le gravi violazioni nell’esercizio delle funzioni pubbliche. Si profila dunque un cortocircuito istituzionale: l’Italia ha rimosso un presidio di legalità proprio mentre l’Europa chiede di rafforzarlo. Questo significa che l’abolizione dell’abuso d’ufficio potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro, destinata a essere travolta da un obbligo di reintroduzione sotto le spoglie di una nuova veste normativa, magari ancora più stringente.

Le conseguenze sociali di un diritto penale senza bussola

Il vuoto normativo attuale genera uno smarrimento che colpisce tanto i magistrati quanto i cittadini. Senza una norma che punisca il cattivo uso del potere pubblico, si scivola pericolosamente verso una zona grigia dove l’arbitrio non trova più un argine immediato. Non si tratta di essere giustizialisti o garantisti, categorie ormai svuotate di senso da un dibattito pubblico urlato, ma di riconoscere che il diritto penale deve servire a controllare il potere. Quando si insegue il consenso immediato invece di governare il sistema con una visione d’insieme, si finisce per creare un’incertezza del diritto che è il peggior nemico dello sviluppo di una nazione.

Verso un ritorno forzato al passato

L’abolizione dell’abuso d’ufficio appare oggi come una riforma più politica che sistemica. Il rischio concreto è quello di trovarsi tra pochi mesi a dover ricostruire in fretta e furia ciò che è stato distrutto con leggerezza, magari sotto la pressione di sanzioni europee. Il diritto non dovrebbe mai essere un inseguimento affannoso della realtà, ma una guida solida e coerente. Senza una visione alta e tecnica della giustizia, restiamo tutti prigionieri di un sistema che non sa più distinguere tra la necessaria tutela dei funzionari onesti e l’indispensabile punizione di chi tradisce la funzione pubblica.