Avete presente quella sensazione di quando il tuo miglior cliente smette di chiamare? Ecco, l’Italia si trova esattamente in questa situazione. Per anni abbiamo pensato che la Germania fosse una roccia, facevano le macchine migliori del mondo, ne vendevano a milioni e noi, qui in Italia, eravamo i loro partner preferiti.
Oggi quella roccia sta rotolando a valle. La notizia che la Volkswagen — sì, proprio quella del maggiolino e della Golf — sta pensando di chiudere fabbriche e tagliare migliaia di stipendi non è solo una cronaca estera. È un terremoto che fa tremare anche i capannoni di casa nostra.
Ma perché i giganti tedeschi sono in crisi?
Non è colpa di una sola cosa, ma di tre “mazzate” arrivate tutte insieme. Le auto elettriche costano troppo e L’Europa ha deciso che dal 2035 venderemo solo auto elettriche. Il problema? Costano un occhio della testa (spesso dai 35.000 euro in su) e la gente normale non ha quei soldi, o ha paura di non trovare le colonnine per ricaricare. I cinesi, è risaputo, corrono a velocità doppia e mentre noi europei cercavamo di capire come fare, la Cina ha da tempo iniziato a produrre auto elettriche buone che costano la metà delle nostre. Risultato? I tedeschi non vendono più come prima. Le bollette da incubo, percheè per fare l’acciaio e i pezzi delle auto serve tanta energia. In Germania, dopo la guerra in Ucraina, l’energia costa tantissimo e produrre lì non conviene più come una volta.
Cosa c’entra l’operaio di Brescia o di Torino?
Molti pensano: “vabbè, io non compro una Volkswagen, che mi importa?”. Il punto è che l’Italia è la fabbrica invisibile della Germania.
Se aprite il cofano di una macchina tedesca, troverete tantissimi pezzi fatti in Italia. Siamo noi a fare i freni, i sedili, i pistoni, i cavi elettrici e le parti del motore. In regioni come la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia-Romagna, migliaia di aziende lavorano quasi solo per i tedeschi. Se la Volkswagen produce meno auto, smette di ordinare i pezzi in Italia. E quando gli ordini calano, le nostre fabbriche iniziano a usare la cassa integrazione. Si stima che migliaia di posti di lavoro in Italia siano “appesi” a quello che succede a Berlino.
E ora che si fa?
La verità è che non si può tornare indietro nel tempo. Il mondo sta cambiando e l’auto sta diventando un grande computer con le ruote.
Per non restare a piedi, le nostre aziende devono essere aiutate a “cambiare mestiere”, magari smettendo di fare solo pezzi per motori a benzina e iniziare a fare componenti per le nuove tecnologie, o addirittura per altri settori come gli aerei o i macchinari medici. Non è facile, e non si fa dall’oggi al domani, ma è l’unica strada per salvare il pane quotidiano di tantissime famiglie.
In fondo, gli italiani sono famosi per rimboccarsi le maniche quando la strada si fa in salita. La salita è arrivata, ora bisogna iniziare a pedalare.








