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Adolf Hitler vince ancora le elezioni in Namibia

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Parliamoci chiaro, se aveste letto questo titolo su un qualsiasi feed di Facebook senza contesto, avreste pensato all’ennesima fake news o a un brutto scherzo di qualche sito satirico. E invece no. La realtà, come spesso accade, ha molta più fantasia degli sceneggiatori di Hollywood.

Adolf Hitler ha vinto le elezioni. È successo davvero, nel 2020, e non siamo in un universo distopico alla The Man in the High Castle. Siamo in Namibia, nel distretto di Ompundja.

Ma prima che iniziate a cercare bunker segreti o a preoccuparvi per un Quarto Reich africano, fermatevi un attimo. Mettete giù i forconi perché dietro al meme che ha fatto il giro del mondo, c’è una verità molto più profonda e, paradossalmente, molto più “normale” di quanto il nome suggerisca.

Il candidato che non vuole conquistare il mondo

Il suo nome completo è Adolf Hitler Uunona. Ha 54 anni, una carriera politica solida alle spalle e ha stravinto le elezioni regionali. E sia chiaro, quest’uomo non ha nulla a che fare con l’ideologia nazista.

Anzi, è quasi ironico notare come Uunona militi nella SWAPO (South West Africa People’s Organisation), il partito che ha guidato la Namibia all’indipendenza e che nasce dai movimenti di liberazione anti-apartheid e anticolonialisti. Insomma, un Adolf Hitler che combatte per i diritti civili e la libertà dei neri. Se la storia non è ironica.

Lui stesso, intervistato dalla Bild (e potete immaginare la gioia dei giornalisti tedeschi), ha dovuto specificare più volte:

Il fatto che io abbia questo nome non significa che io voglia soggiogare Ompundja. Non significa che io stia puntando al dominio del mondo.

Meno male, Adolf. Meno male.

Perché quel nome? L’ombra lunga del colonialismo tedesco

La Namibia non è un posto a caso. Dal 1884 al 1915 è stata una colonia nota come Africa Tedesca del Sud-Ovest. E non è stata una passeggiata di salute, l’Impero tedesco qui ha commesso quello che viene considerato il primo genocidio del XX secolo contro le popolazioni Herero e Nama.

Nonostante questo passato brutale, l’impronta culturale tedesca è rimasta fortissima. Esistono ancora giornali in lingua tedesca, stazioni radio, toponomastica e, come avrete intuito, nomi propri.

Adolf Hitler Uunona ha spiegato con una sincerità disarmante che suo padre, probabilmente, non aveva capito fino in fondo cosa quel nome rappresentasse storicamente:

Mio padre mi ha chiamato come quest’uomo. Probabilmente non capiva cosa incarnasse Adolf Hitler. Da bambino lo vedevo come un nome del tutto normale. Solo crescendo ho capito che quest’uomo voleva soggiogare il mondo intero. Io non ho nulla a che fare con tutto questo.

È un fenomeno sociologico affascinante e tragico allo stesso tempo. In molte ex colonie, i nomi dei leader occidentali (anche i più terribili) venivano talvolta adottati come simboli di potere o forza, spogliati completamente del loro contesto ideologico e morale originale. È il motivo per cui in giro per l’Africa o l’America Latina potete imbattervi in persone che si chiamano Lenin, Stalin o, appunto, Hitler, senza che siano bolscevichi o nazisti. È il suono del potere, non l’adesione al partito.

L’identità oltre l’etichetta

Uunona ha raccontato che ormai è troppo tardi per cambiare nome. È nei documenti ufficiali, è conosciuto così dalla sua comunità. Sua moglie lo chiama semplicemente Adolf. Per i suoi elettori, lui non è il mostro della storia europea, è l’uomo che si occupa delle strade, dell’acqua e dei problemi del distretto di Ompundja.

L’abito non fa il monaco, e il nome non fa il dittatore

Mentre il web occidentale impazziva per il titolo clickbait, gli elettori namibiani votavano per le competenze e l’appartenenza politica, ignorando completamente il tabù semantico che quel nome porta con sé in Europa. Hanno scisso il significante (il nome) dal significato storico (il nazismo), concentrandosi sul referente reale (il signor Uunona).

    Adolf Hitler Uunona continuerà a fare il suo lavoro di consigliere regionale, e probabilmente continuerà a dover spiegare a ogni giornalista straniero che no, non ha intenzione di invadere la Polonia.

    E noi? Noi ci portiamo a casa la consapevolezza che a volte, per capire la verità, bisogna andare oltre un titolo sensazionalistico e guardare in faccia la storia, anche quando ha un nome che ci fa venire i brividi.