Ammettiamolo. È uno dei modi di dire più famosi, usati (e temuti) della lingua italiana. Quando sentiamo la parola “tradimento”, la prima immagine che ci viene in mente è, quasi sempre, un bel paio di corna.
Ma vi siete mai fermati a pensare perché? Perché proprio le corna? Perché non “mettere le pinne” o “mettere l’ombrello”?
La verità è che questo detto non è casuale. È un’espressione che deriva da un passato lontanissimo, un mix esplosivo di mitologia greca ad alto tasso di scandalo e storie di imperatori bizantini che definiremmo, con un eufemismo, “problematici”.
Allaccia le cinture, stiamo per svelare l’arcano.
Perché si dice mettere le corna? La teoria 1: il mito greco (e un toro di troppo)
La prima teoria ci porta dritti nell’antica Creta, e la storia è una delle più wild della mitologia. I protagonisti di questa vicenda sono Re Minosse, sua moglie la regina Pasifae, e un magnifico toro bianco. Il fattaccio si scatena quando Minosse, che doveva sacrificare quel toro a Poseidone, decide di tenerlo per sé perché troppo bello (grave errore!). Il dio del mare, furioso, si vendica in modo epico: fa infatuare perdutamente la regina Pasifae proprio di quel toro.
La conseguenza di questa unione decisamente fuori dagli schemi è imbarazzante: nasce una creatura ibrida, con corpo di uomo e testa (cornuta) di toro. Esatto, il Minotauro. Il risultato è che Re Minosse si ritrova a essere il marito tradito, non con un altro uomo, ma con un toro. Le corna del Minotauro diventano così il simbolo vivente, pubblico e ingombrante dell’infedeltà della moglie. Il popolo, per schernire il re, inizia a identificarlo con le corna. In questo caso, Minosse non “mette” le corna, ma è il primo, sfortunatissimo “cornuto” della storia.
Teoria 2: l’Imperatore “conquistatore” e bullo d’altri tempi
Se la prima teoria spiega chi è il “cornuto”, la seconda ci spiega l’atto di “mettere le corna”. E qui la storia diventa ancora più stuzzicante e decisamente più perfida. Spostiamoci a Bisanzio, nel XII secolo, dove incontriamo il nostro protagonista: l’Imperatore Andronico I Comneno. Quest’uomo viene descritto come affascinante e colto, ma anche incredibilmente crudele e, soprattutto, un seduttore seriale.
Andronico aveva un hobby (molto discutibile). Non si limitava a sedurre le mogli dei suoi nemici politici o dei nobili che gli erano antipatici; sentiva il bisogno di farlo sapere a tutti. La sua “firma” era un gesto di umiliazione pubblica: dopo aver “conquistato” la signora, l’imperatore faceva appendere un trofeo di caccia—solitamente delle grandi corna di cervo—sulla porta di casa del marito tradito.
Era un modo per dire: “Sono stato qui, ho preso quello che volevo, e tu non puoi farci nulla”. L’imperatore, letteralmente, “metteva le corna” sulla casa del rivale. Questo gesto di scherno attivo, l’atto fisico di apporre il simbolo, sarebbe quindi l’origine più probabile del nostro modo di dire.
Quindi, quale storia è vera del termine mettere le corna?
Probabilmente entrambe hanno contribuito.
Il mito greco ha fissato nell’immaginario collettivo l’idea del “cornuto” come uomo tradito, associandolo all’animale che è causa dell’umiliazione. La storia bizantina, invece, ha definito l’azione: l’atto del traditore (o della traditrice) di “mettere le corna” come simbolo di conquista e scherno.
Oggi, per fortuna, nessuno appende più teste di cervo sulle porte. Ma la potenza di quel simbolo è rimasta intatta nel nostro linguaggio, a ricordarci che, in fondo, le storie che raccontiamo—anche quelle più strane—hanno sempre un’origine molto interessante.








