Home Attualità Prezzo sigarette a +5 Euro: la ricetta degli oncologi

Prezzo sigarette a +5 Euro: la ricetta degli oncologi

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Foto di zhugher da Pixabay

Se pensavate che il prezzo delle sigarette fosse già alto, preparatevi alla stagata! Non si parla di centesimi, non si parla di un ritocco dell’accisa. Si parla di un aumento secco di 5 euro su ogni pacchetto di sigarette, sigari, tabacco trinciato e, attenzione, anche sui prodotti a tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche.

La proposta non arriva da un esponente politico, ma dalla massima autorità in materia di lotta al cancro: l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).

E la loro motivazione è tanto semplice quanto drammatica: il fumo in Italia è la prima causa di morte evitabile e costa al nostro Sistema Sanitario Nazionale miliardi (sì, miliardi) di euro ogni anno. Gli oncologi, che vedono le conseguenze di questa dipendenza ogni singolo giorno, hanno deciso che le mezze misure non bastano più.

L’analisi economica: perché 5 euro non sono una cifra casuale

La domanda sorge spontanea: perché 5 euro? È solo un numero per spaventare o c’è una logica economica stringente?

Qui dobbiamo indossare per un attimo i panni dell’economista. Il tabacco è notoriamente un bene a domanda rigida o anelastica, come direbbero i tecnici. Questo significa che, anche se il prezzo sale di poco (20 o 50 centesimi), la maggior parte dei fumatori, essendo dipendente, non smette. Borbotta, si lamenta, ma compra lo stesso.

Gli aumenti cosmetici fatti finora, come riporta l’AIOM stessa, non hanno spostato di una virgola i consumi.

Ecco dove entra in gioco la terapia d’urto dei 5 euro. Un aumento così brutale non colpisce più solo il portafoglio: mira a distruggere l’accessibilità al prodotto, specialmente per due categorie chiave: i giovani e i redditi bassi. Un adolescente con la paghetta settimanale, di fronte a un pacchetto che sfiora i 10-12 euro, semplicemente non può più permetterselo. È una barriera all’ingresso violentissima.

Ma il vero colpo da maestri della proposta AIOM è un altro: l’estensione alle sigarette elettroniche. L’economia ci insegna l’effetto sostituzione: se aumenti il prezzo delle sigarette (Bene A), la gente si sposta sul suo sostituto più economico, le e-cig (Bene B). Tassando entrambi allo stesso modo, si chiude la via di fuga. Si colpisce l’intero settore della nicotina, non solo il fumo tradizionale.

Certo, qualcuno solleverà l’obiezione del contrabbando. È un rischio reale: quando il prezzo legale sale troppo, il mercato nero fiorisce. Tuttavia, gli oncologi (e molti studi economici internazionali) scommettono su un altro dato: il gettito fiscale e i risparmi sanitari.

Anche se il gettito derivante dalle accise dovesse diminuire (perché meno gente fuma), il risparmio per lo Stato in termini di cure per tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie sarebbe, nel medio-lungo termine, esponenzialmente più alto. Si sposta la spesa: da curare i danni del fumo a impedire che il fumo faccia danni. È una scommessa sulla prevenzione che, economicamente potrebbe pagare.

La scomoda verità

Riguardo questa proposta, esposta nelle dichiarazioni ufficiali riportate da ANSA, si staglia l’ombra di una sorta di paternalismo economico, ossia lo Stato che ti dovrebbe costringere a fare la scelta giusta per la tua salute rendendo quella sbagliata quasi impossibile da sostenere. Suona come un’intrusione nella libertà personale? Forse.

Ma la domanda che ci pongono gli oncologi è un’altra: quanto vale una vita salvata? E quanto costa, a tutti noi, una vita distrutta dal cancro ai polmoni?

La provocazione è lanciata. Non si tratta più di salute contro libertà; si tratta di costi sanitari insostenibili contro una dipendenza che arricchisce pochi e uccide molti. E, da un punto di vista puramente economico, la logica dei +5 euro è spietata. E forse, proprio per questo, è l’unica che può funzionare davvero.