Se c’è una cosa che noi malati di rock amiamo più di un assolo di Gilmour, è l’idea del Supergruppo. Metti insieme quattro divi, chiudili in una stanza e aspetti che il miracolo accada. Ma nel 1969, il gioco è sfuggito di mano. E la colpa – o il merito – è di un tizio con troppa fantasia e una penna tagliente, tale Greil Marcus.
L’All-Star team dei sogni
Immaginate la scena, ottobre ’69. La rivista Rolling Stone pubblica una recensione bomba. Si parla di un bootleg intitolato The Masked Marauders. La line-up? Roba epica! John Lennon, Paul McCartney, Mick Jagger e Bob Dylan.
Il recensore (Marcus sotto pseudonimo) descriveva jam session leggendarie in una casa sulla scogliera a Hudson Bay. Jagger che cantava in falsetto, Dylan che faceva il verso a sé stesso, Lennon che suonava il piano come un ossesso. Un delirio collettivo che mandò in orbita i fan. Il problema? Non era successo nulla di tutto questo.
Dalle fake news al vinile: il potere della suggestione
La cosa affascinante mè la reazione della massa. Invece di capire l’ironia feroce di Marcus verso l’industria discografica, il pubblico impazzì. I negozi di dischi furono sommersi di richieste.
A quel punto, la beffa divenne un business. Marcus e la redazione di Rolling Stone fecero la mossa più rock ‘n’ roll della storia, crearono la band dal nulla. Reclutarono un gruppo di perfetti sconosciuti di Berkeley (i Cleanliness and Godliness Skiffle Band), li chiusero in studio e gli ordinarono di registrare un album che suonasse come quei quattro geni che cercavano di non farsi riconoscere.
Com’è il disco truffa?
Se lo ascolti oggi, The Masked Marauders è un capolavoro di parodia. I Can’t Get No Nookie è una presa in giro dello stile di Jagger così accurata da risultare quasi credibile. Duke of Earl cantata da un finto Dylan è pura avanguardia del trolling.
Il disco vendette oltre 100.000 copie. Centomila persone che comprarono un album sapendo (o sperando) che dietro quelle maschere ci fossero i Big Four, per poi ritrovarsi tra le mani il più grande scherzo della storia del rock.
The Masked Marauders non è solo un album, è lo specchio della nostra ossessione per il mito. Ci hanno venduto l’aria fritta e noi l’abbiamo sniffata come fosse polvere di stelle. È la dimostrazione che nel rock talvolta la percezione conta più della realtà.








