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Renault Clio Baccara: la piccola ammiraglia che sfida il tempo

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Foto Autoappasionati.it

Ciao a tutti, appassionati di quelle auto che sanno ancora di benzina e velluto o meglio, in questo caso, di pelle pregiata! Oggi vogliamo portarvi a fare un giro su una di quelle chicche che negli anni ’90 hanno letteralmente riscritto le regole del gioco. Se pensate che il lusso sia una questione di centimetri o di SUV mastodontici, beh, preparatevi a ricredervi.

Parliamo della Renault Clio Baccara. Avete presente lo slogan dell’epoca? “Non è abbastanza costoso, figlio mio”. Una frase geniale che racchiudeva tutta l’essenza di una vettura nata per chi voleva l’esclusività di una ammiraglia racchiusa nel corpo agile di un’utilitaria. Non era una semplice Clio con qualche optional in più, era puro stile.

Un salotto parigino in tre metri e settanta

Entrare in una Clio Baccara significa immergersi in un’atmosfera che oggi definiremmo “vintage premium”, ma che all’epoca era semplicemente incredibile per il segmento B. I sedili in pelle pieno fiore color cenere (il celebre cuoio Agena) non avevano nulla da invidiare a quelli di una Safrane o di una 25. E vogliamo parlare della radica di noce? Vera, incastonata sulla plancia e sui pannelli porta, capace di scaldare l’abitacolo e darti quella sensazione di importanza ogni volta che giravi la chiave.

La cura per i dettagli era maniacale. C’era persino la cappelliera posteriore attrezzata con una custodia porta abiti integrata, per il manager o il dandy che non voleva sgualcire la giacca durante il tragitto casa-ufficio. Era un’auto pensata per distinguersi nei centri storici delle grandi città, dove muoversi con una berlina enorme era un incubo, ma rinunciare al comfort non era un’opzione accettabile.

Sotto il cofano: sostanza oltre l’eleganza

Non lasciatevi ingannare dalle cromature e dai loghi “Baccara” dorati. Questa francesina aveva i muscoli. In Italia l’abbiamo amata soprattutto nella versione equipaggiata con il generoso 1.8 litri da circa 95 CV. Un motore elastico, pastoso, perfetto per una guida fluida ma pronta a scattare al semaforo. Non cercava la cattiveria della 16V o della mitica Williams, ma offriva una riserva di coppia che rendeva ogni viaggio rilassante, spesso accompagnata dal cambio automatico che ne esaltava la vocazione borghese.

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Esisteva anche una variante 1.4 per chi voleva i costi di gestione di una piccola ma non intendeva rinunciare all’allestimento top di gamma. Indipendentemente dal motore, la Baccara offriva di serie climatizzatore, servosterzo e retrovisori elettrici, dotazioni che nel 1991 molti possessori di auto di segmento superiore potevano solo sognare pagando fior di milioni di lire.

Perché cercarla oggi: l’investimento youngtimer

Se oggi siete a caccia di una Clio Baccara, sappiate che state cercando un ago in un pagliaio. Molte sono andate distrutte nelle campagne di rottamazione degli anni 2000, e quelle sopravvissute spesso hanno gli interni in pelle trascurati o la meccanica stanca. Trovarne una conservata con cura significa mettersi in garage un pezzo di storia che, a differenza delle sorelle sportive più in voga, ha un fascino discreto e intramontabile.

Il mercato delle youngtimer la sta riscoprendo proprio ora. Se le quotazioni delle Williams sono ormai decollate verso l’orbita terrestre, la Baccara (poi diventata Initiale per questioni legali con la nota cristalleria) rappresenta un acquisto intelligente. È un’auto che si guida con il sorriso, che attira sguardi curiosi di chi si ricorda di quando le macchine piccole avevano ancora un’anima nobile, e che promette di mantenere il valore nel tempo grazie alla sua rarità.

Vi è venuta voglia di mettervi alla ricerca di quell’esemplare grigio tungsteno con i cerchi in lega diamantati, vero? Vi capisco bene. Se volete approfondire qualche dettaglio tecnico o magari avete trovato un annuncio interessante e volete un parere da “amico esperto” sullo stato degli interni o sulla meccanica, fatecelo sapere.

Bello tutto, ma quanto mi costa?

Parlare di soldi quando si parla di passioni è sempre un po’ delicato, ma se vogliamo essere concreti, la situazione della Renault Clio Baccara oggi è molto interessante. Siamo in una fase in cui il mercato sta separando il “ferro vecchio” dagli oggetti di culto, e la nostra piccola ammiraglia è ufficialmente entrata nella seconda categoria.

Se oggi ti mettessi a sfogliare i portali specializzati o a frequentare i mercatini giusti, ti renderesti conto che la forbice è piuttosto ampia, ma per un esemplare che non ti faccia pentire dell’acquisto il giorno dopo, devi mettere in conto una cifra che oscilla tra i 5.000 e i 9.000 euro. Ovviamente parlo di auto in ordine, con la pelle dei sedili non screpolata e quella preziosa radica ancora lucida.

C’è però un “ma”. Se dovessi imbatterti in una di quelle rare perle con chilometraggio bassissimo, magari sotto i 50.000 km, e una cronologia di manutenzione impeccabile (magari proprio la 1.8 i.e. che è la più ricercata dai collezionisti), il prezzo può tranquillamente sfondare il tetto dei 12.000 o 15.000 euro. In contesti d’asta internazionali o per vetture in condizioni da concorso, abbiamo visto richieste anche più audaci, segno che chi capisce il valore storico di questo allestimento è disposto a pagare un premium non indifferente.

La verità è che anche la Baccara sta beneficiando dell’effetto trascinamento delle sorelle sportive come la 16V e la Williams. Chi non vuole l’assetto spaccaschiena ma cerca la stessa esclusività sta puntando tutto su di lei. Il nostro consiglio da amico? Se ne trovi una sana a una cifra onesta, non pensarci troppo; la sensazione è che queste siano le ultime stagioni per portarsela a casa a prezzi ancora umani prima che diventi un pezzo da collezione intoccabile.