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Name and shame: “l’arte di sputtanare” chi non paga le tasse

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Questa è una immagine esplicativa per descrivere il name and shame
Name and shame: “l’arte di sputtanare” chi non paga le tasse

Gli anglosassoni lo chiamano name and shame, stiamo parlando della pratica di pubblicare i nomi di coloro che evadono le tasse.

Ho voluto utilizzare il termine forse un po’ forte sputtanare, perché di questo si tratta, ovvero segnalare pubblicamente online nome e cognome di chi evade il fisco in modo che la vergogna e il pubblico ludibrio possano in qualche modo contribuire a far arrestare la tendenza all’evasione.

Secondo un’inchiesta portata avanti da Il Sole 24 Ore, 16 su 28 stati dell’Unione Europea pubblicano i nomi degli evasori fiscali. Fiume di denaro è il titolo dell’inchiesta de Il Sole 24 ore in collaborazione con Led Taxand.

E’ stato realizzato un primo censimento delle giurisdizioni che hanno deciso di rendere pubblici i nomi di coloro che non pagano le tasse con nomi e cognomi, importi dovuti e sanzioni comminate.

Name and shame: un principio ben radicato nella cultura anglosassone

Il name and shame è un principio ben radicato nella cultura anglosassone. Non paghi le tasse? Il tuo nome viene messo online ed è visibile da chiunque ed è così che la privacy passa in secondo piano innanzi a un interesse collettivo così forte.

Name and shame: “l’arte di sputtanare” chi non paga le tasse
Name and shame: “l’arte di sputtanare” chi non paga le tasse (Ph. Pixabay)

23 Stati negli USA pubblicano i nomi degli evasori

La pratica del name and shame è consuetudine anche oltre oceano, negli USA ad esempio 23 Paesi la adottano, ma anche in Australia, Messico e perfino alcuni paesi africani come Nigeria e Uganda.  In paesi come Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia e Pakistan invece i redditi dei cittadini sono consultabili da tutti a prescindere dal fatto che si evada o meno il fisco.

Name and shame: e se lo adottassimo anche in Italia?

Pensate se in Italia l’Agenzia delle Entrate pubblicasse una lista con nome e cognome di chi non paga le tasse.

Sarebbe probabilmente auspicabile visto l’altissimo tasso di evasione fiscale nel nostro paese. L’Italia infatti nel 2015 ha conseguito un primato, ovvero quello dell’evasione fiscale più alta di tutta Europa pari a 190,9 miliardi di euro secondo l’articolo di Martin Armstrong su statista.com.

Non è certo un primato di cui andare orgogliosi. Tuttavia anche nel 2019 il sommerso italiano ammonta a 100 miliardi di euro l’anno anche se non è mai impresa facile ricavare dati certi, i dati attualmente più affidabili secondo quifinanza.it sono quelli del rapporto del Ministero dell’Economia e delle Finanze nel 2018.

 

Evasione Fiscale in Europa nel 2015
Evasione Fiscale in Europa nel 2015, Italia in testa. Source statista.com

Tuttavia il name and shame in Italia sarebbe di difficile applicazione in quanto si tenderebbe ad invocare immediatamente “l’inviolabile diritto alla privacy”.

In sintesi la possibilità di sputtanare gli evasori sembra ancora essere mera utopia in Italia, si ricordi ciò che accadde nel 2008 quando il viceministro Visco e l’allora direttore dell’Agenzia delle Entrate Antonio Romano diedero il via libera alla pubblicazione di elenchi contenenti i dati sui salari e sulle pensioni degli italiani, mossa che ovviamente ebbe vita breve e che dovette scontrarsi con l’autorità garante della privacy.

La domanda sorge spontanea, chi commette un reato, perché l’evasione è un reato, ha diritto a non vedere pubblicato il suo nome? Giudicate voi.

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