Home Attualità LinkedIn: non ho né tempo né voglia di fingere 

LinkedIn: non ho né tempo né voglia di fingere 

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Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Se è vero che LinkedIn si è affermato come il social network per eccellenza del mondo del lavoro, lo è anche il fatto che dietro la facciata sbrilluccicante di opportunità professionali si nasconde una realtà ben più opaca e superficiale. 

Quello che si presenta come uno spazio per connettersi, crescere e scoprire nuove possibilità, è in realtà un’orgia di post motivazionali, narcisismo aziendalistico e finti successi. Ecco perché, oggi più che mai, LinkedIn sembra più uno specchietto per le allodole che una risorsa utile per la carriera. Quello che contesto è chiaramente l’utilizzo che se ne fa, non la missione di questo social.

Il culto del personal branding su LinkedIn

Su LinkedIn, ogni professionista, se lo desidera può atteggiarsi a guru, fa indigestione di inglesismi e supercazzole anche dove non servono e si può apparire più fighi di quel che si è, tra customer expericence assistant (commesso in un negozio), cashflow manager (cassiere), street marketing executive (distribuzione di volantini) per gli esempi esilaranti ringrazio il Boomer Milanese (pagina satirica). Tra l’altro tutti lavori che anche io ho fatto, lungi quindi dall’essere un vile classista.

Ogni manager diventa un “visionario”, ogni impresa è un “leader del settore” che fattura un sacco di K. Si ma che palle! Si può dire?

Un contenitore di post marchettari che esibiscono successi o pseudo tali e delle frasi da libro motivazionale.

La realtà, però, è che dietro queste parole da manuale si nasconde solo una costante esibizione del sé. È tutto un gioco di apparenze, dove ci si perde tra le righe di frasi che cercano solo di dimostrare che qualcuno è “più in alto” degli altri. E non si tratta nemmeno di una leadership vera: per essere considerati “ispiratori”, basta partecipare a una call o scrivere un post che cita un articolo motivazionale letto online. 

Non essere notati è una paura ormai cronica 

Un altro degli aspetti più problematici di LinkedIn è la continua sensazione di essere sotto osservazione. Il famoso “Chi ha visto il mio profilo?” non è altro che uno strumento per alimentare l’ansia da visibilità. 

Ogni visita, ogni visualizzazione diventa una piccola sfida a capire chi ti sta monitorando, e con quale scopo. Questa costante ricerca di approvazione può diventare paradossale, e porta molti professionisti a vedere LinkedIn non come un mezzo per costruire una rete solida e genuina, ma come un palcoscenico da cui non si può scendere mai. L’importante è non cadere dal palco! 

L’esaltazione delle “opportunità irripetibili”

Chi non ha mai ricevuto una notifica che ti avvisa di una “opportunità professionale irripetibile”, magari riguardante una startup che sta cercando di vendere qualcosa di vago e poco chiaro? 

LinkedIn oggi diventa il regno delle offerte professionali che sembrano promettere un futuro radioso. Ma è un mondo fantastico!

Stage non retribuiti, contratti a progetto che nascondono sfruttamento mascherato da “esperienza formativa”. Tutto sembra “imperdibile” fino a quando non ti accorgi che, nella maggior parte dei casi, sono solo fuffaopportunità.

Autocelebrazione a gogo 

Il feed di LinkedIn è un disastro emotivo. Tra storie di successi aziendali che si trasformano in momenti di autocelebrazione, frasi motivazionali che non aggiungono nulla alla discussione e post che cercano di convincere il mondo che un cane possa insegnare il valore della leadership, è ormai difficile trovare un contenuto davvero interessante. 

Si parla di “team building” e “crescita”, ma se si scava sotto la superficie, ciò che emerge è un sottostrato di opportunismo e narcisismo. Si parla tanto di “condivisione di esperienze”, ma in fondo la condivisione è solo un altro modo di dire “hey guardatemi!”. 

Questo feed, che doveva essere uno spazio di scambio e connessione professionale, è ormai diventato un contenitore di massime di cui posso tranquillamente fare a meno. 

E infine, LinkedIn ha preso piede come luogo dove le persone cercano di vendere una versione “perfetta” di sé stesse, un pò come in tutti i social in fin dei conti. Ma quì si condividono successi sbiaditi, si parla di opportunità, ci si riempie la bocca di sinergia e resilienza (come odio queste due parole associate) e dove il valore della propria carriera è misurato dai numeri di visualizzazioni e dai like ricevuti. 

Come un Facebook con più giacche e cravatte

Ogni post è un atto di auto-promozione, ogni “connessione” è un modo per scalare la piramide della visibilità, ma tutto questo porta a miglioramenti concreti o all’ennesima perdita di tempo?

Quasi tutte le volte che ho avuto a che fare con qualcuno su LinkedIn sono stato trascinato in call inconcludenti, perché alcuni concetti possono essere espressi senza perdite di tempo attraverso una mail. Ma si sa, alcuni devono dimostrare che lavorano, perdendo tempo con le call laddove non necessarie! E chiamiamole chiamate! Santi numi!

In sintesi, LinkedIn sta lentamente perdendo il suo scopo originale: quello di essere uno spazio professionale di confronto, crescita e opportunità vere non trainate dal fuffaguru del momento. Che poi mi chiedo se sei milionario, perchè devi perdere tempo a vendermi il tuo corso che dovrebbe farmi diventare milionario? Questa domanda probabilmente non troverà mai risposta.

E via così… oggi è rimasto una sorta di teatrino, ogni attore si esibisce per cercare di dimostrare che è il migliore. Perchè dobbiamo sorbirci un fiume di post motivazionali, opportunità discutibili e un continuo stress da visibilità? Ho fatto bene a rimuovere anche le notifiche!

Se davvero vogliamo che LinkedIn ritorni utile per chi cerca lavoro e sviluppo professionale, dovremmo pretendere più autenticità nei contenuti e meno autopromozione. Fino ad allora, questo social non sarà altro che il paradiso dei fuffaguru che vogliono aumentare il tuo fatturato! 


Disclaimer: questo articolo riguarda una opinione personale seppur espressa in termini critici, che non vuole in alcun modo esortare le persone a non utilizzare LinkedIn che in ogni caso si può rivelare utile alla ricerca di un impiego.