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Fractura Aurum: l’opera di Silvia Corona

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C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui si sente il bisogno di fermarsi e ascoltare le proprie crepe. Non quelle visibili, ma quelle silenziose, profonde, che tagliano l’anima in punti dove non avremmo mai pensato di essere fragili.
Fractura Aurum nasce da quel momento esatto. È un’opera che non si limita a essere guardata: si attraversa, come un rito. Ci si entra in punta di piedi, e se si è disposti a lasciarsi toccare, se ne esce un po’ più consapevoli, forse un po’ più leggeri.

Fractura Aurum cuore dell’opera: una frattura che parla

Al centro del lavoro c’è un mezzobusto femminile in gesso, applicato su una tela interamente nera. La figura è composta, elegante, apparentemente immobile. Ma è proprio in quella calma apparente che si nasconde il cuore dell’opera: una spaccatura verticale, netta, taglia il corpo dalla base del collo fino allo stomaco.

E lì, in quel punto preciso, accade qualcosa di straordinario: dalla frattura – che non è solo ferita, ma anche varco – fuoriescono farfalle dorate. Minuscole, leggere, come un respiro che si scioglie nel buio.

Nero, oro e metamorfosi: il linguaggio dei contrasti

Il nero dello sfondo non è un semplice colore. È il vuoto, il silenzio, l’assenza. È quel buio interiore che molti conoscono ma pochi hanno il coraggio di guardare in faccia. E proprio da lì, da quell’abisso emotivo, nasce qualcosa di nuovo, quel buio che diventa luce.

Le farfalle dorate non sono un dettaglio decorativo: sono simboli di rinascita, di libertà, di bellezza trasformata. Il loro colore oro spicca sul fondo nero come una luce che sa di speranza, di resurrezione, di anima che finalmente si libera.

Un dialogo profondo con la poesia di Alda Merini

L’opera dialoga in maniera sottile ma potente con la poesia. Le parole di Alda Merini, tratte da Farfalle libere, non sono semplicemente un riferimento: sono la colonna vertebrale emotiva del progetto.

“da queste profonde ferite
usciranno farfalle libere.”

E così è. Fractura Aurum è proprio questo: il racconto visivo di una frattura che non distrugge ma apre, che non termina ma inizia, che non punisce ma trasforma.

Fragilità e rinascita: tra gesso e ispirazioni scultoree

Non sorprende scoprire che dietro l’ispirazione ci sia anche l’immaginario scultoreo della svedese Jennie Vinter, artista che ha saputo rendere il gesto del “rompere” qualcosa di profondamente umano. Come nei suoi lavori, anche qui la crepa diventa linguaggio, la fragilità si fa bellezza, e la materia stessa – il gesso, così candido e delicato – diventa metafora di un corpo che non ha più paura di mostrarsi rotto.

Imparare a volare dalle proprie ferite

Fractura Aurum ci ricorda che siamo tutti fatti di ombre e oro, di silenzi e battiti, di dolori profondi da cui, a volte, riescono a uscire farfalle. Basta accoglierli. Basta avere il coraggio di non ricucire troppo in fretta le proprie ferite. Perché è proprio da lì, da quel punto che fa più male, che può nascere qualcosa di straordinariamente vivo.

Mangerete polvere,
cercherete di impazzire
e non ci riuscirete,
avrete sempre il filo
della ragione che vi
taglierà in due.
Ma da queste profonde
ferite usciranno farfalle libere.

Alda Merini