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Le città sarde sommerse dal mare: il rischio è concreto

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Città sarde_ il rischio è concreto
Mare in burrasca

Alcune delle maggiori città sarde entro il 2100 rischiano di venire sommerse dalle acque del mare. Se dal punto di vista sismico gli abitanti dell’Isola possono dormire sonni tranquilli, non si può certo dire lo stesso per quanto riguarda il rischio inondazioni.

Le previsioni non sono certo rosee, secondo uno studio delle Nazioni Unite entro il 2100 è previsto un innalzamento del livello del mare pari a 90cm che avrebbe un impatto devastante su città come: Cagliari, Olbia, Oristano e Porto Torres, Fertilia e Orosei per citare alcune delle aree più estese.

Città sarde sommerse dal mare il rischio è concreto

Secondo lo studioso Mario Tozzi intervistato da Videolina, il rischio è concreto poiché vi sono studi sempre più approfonditi che prevedono un innalzamento fino a 12 metri del livello del mare.

L’innalzamento permetterebbe all’acqua salata di penetrare in superficie portando sott’acqua le città esposte sulle coste.

Anche “soli” 90 cm permetterebbero all’acqua salmastra di penetrare in superficie invadendo il Campidano così come il Sinis. Il rischio dunque è che intere popolazioni e intere economie possano venire pesantemente danneggiate.

Il problema non riguarderà solo la città sarde, Agi sostiene che il fenomeno è di portata globale, oggi nelle città metropolitane del mondo quasi due miliardi di individui vivono nelle zone costiere e si calcola che 300 milioni di persone subiranno gli effetti delle inondazioni almeno una volta all’anno entro il 2050.

Per questa ragione ci si auspica il potenziamento delle barriere fisiche che possano arginare le potenza del mare.

Uno scenario apocalittico

Se il livello del mare salisse di oltre 4 metri, come afferma Legambiente ci troveremo davanti ad uno scenario pressoché apocalittico per miliardi di persone, che ridisegnerebbe gli scenari demografici globali.

Gli studiosi affermano che pur limitando gli effetti del riscaldamento globale a 2° C l’innalzamento del livello dei mari produrrà ingenti danni sia a livello economico che sociale con l’esodo di migliaia di popolazioni.

Un rischio che i governi hanno preso fino ad ora sotto gamba, un rischio per il quale non si è ancora fatto nulla di concreto benché la percezione sociale intorno al problema clima sia oggi notevolmente accresciuta.

Il riscaldamento globale infatti accelera lo scioglimento delle calotte polari e se non vi sarà un netto taglio delle emissioni di carbonio l’ innalzamento degli oceani oscillerà tra i 61cm e i 100 cm, circa 10 cm in più rispetto alle proiezioni del 2014 dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).

Enea e CNR insieme a diversi istituti di ricerca universitari italiani ed esteri si occupa di elaborare proiezioni sempre più accurate, in Italia infatti vi sono 40 aree costiere a rischio inondazione e se le previsioni fossero confermate dai fatti potremo assistere alla perdita di circa 384,8 Km di costa, pari una perdita di territorio di 5686,4 Kmq.

 

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