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Gender Pay Gap e partite IVA: il divario economico tra uomini e donne

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Foto di maximiliano estevez da Pixabay

Il divario economico tra uomini e donne con partita IVA si accentua con l’avanzare della carriera e varia in base ai settori professionali. Questo è quanto emerge da un’indagine condotta da Fiscozen, tech company che ha analizzato i dati di oltre 30.000 partite IVA attive nel 2024.

Il Gender Pay Gap tra i lavoratori autonomi: i numeri della disparità

Secondo lo studio, i lavoratori autonomi uomini guadagnano in media il 18,3% in più rispetto alle donne, che si traduce in una differenza di 3.343 euro annui. 

Il divario è evidente fin dall’inizio della carriera, con un gap del 7,4% nella fascia d’età 18-24 anni. La differenza aumenta con il tempo, raggiungendo il 20,6% tra i 25 e i 35 anni (fascia in cui spesso si affronta la maternità) e culmina al 28,5% tra i 55 e i 65 anni, con una disparità media di 5.886 euro annui.

I settori con le maggiori differenze salariali

Analizzando i vari ambiti professionali, il settore manifatturiero registra il divario più marcato con un gap del 91,4%: gli uomini fatturano mediamente 27.939 euro contro i 14.643 delle donne. 

Anche il settore dell’informazione e comunicazione (27,3%) e la categoria altri servizi (26,5%) – che include professioni come stylist, caregiver, pedagogisti e personal trainer – mostrano significative disparità.

Nei settori con maggiore presenza di partite IVA, il divario è più contenuto: le attività scientifiche e professionali registrano un gap dell’11,7%, mentre nell’ambito sanitario e assistenziale la differenza sale al 17,6%. Il settore dell’istruzione è quello più vicino alla parità, con un divario del 4,5%.

I settori dove le donne guadagnano di più

Nonostante il quadro generale, esistono tre settori in cui le donne superano gli uomini in termini di fatturato:

  • servizi di alloggio e ristorazione: +26,2% (9.857 euro annui in più);
  • attività di noleggio e viaggi: +9,2%;
  • settore immobiliare: +7,1%.

L’evoluzione del gender pay gap negli ultimi anni

Tra il 2020 e il 2024, il divario di genere tra le partite IVA si è progressivamente ridotto. Secondo Enrico Mattiazzi, CEO e co-founder di Fiscozen, il gap era superiore del 10% rispetto ai dati attuali durante l’anno della pandemia. Tuttavia, rimane ancora una lunga strada da percorrere per raggiungere una reale parità.

Un confronto con il lavoro dipendente

Il gender pay gap è più contenuto tra i lavoratori dipendenti. Secondo Istat, nel 2022 il divario salariale in questa categoria era del 5,6%, con picchi del 15,9% nel settore privato e una differenza più ridotta (5,2%) nelle aziende pubbliche.

Le ripercussioni sulle pensioni

Le minori opportunità di guadagno delle donne si riflettono sulle pensioni e sulle prospettive economiche a lungo termine. Per molte giovani, aprire la partita IVA significa investire su talento e indipendenza, ma le retribuzioni inferiori e la minore tutela rispetto al lavoro dipendente rappresentano una sfida. Rendere la libera professione più sostenibile potrebbe valorizzare al meglio questa opportunità.

ha sottolineato Mattiazzi.

Le disparità di reddito si riflettono anche sulle pensioni. Il Rendiconto di Genere 2024 dell’Inps mostra che, sebbene le donne pensionate siano più numerose degli uomini (7,9 milioni contro 7,3), ricevono assegni mediamente più bassi. Le ex lavoratrici autonome risultano particolarmente penalizzate, con pensioni di anzianità inferiori del 43,9% rispetto agli uomini e pensioni di vecchiaia con un gap del 38,2%.