Fermi tutti! Nel panorama saturo di biografie zuccherose e crime procedurali fotocopia, la notizia appena sganciata è di quelle che fanno tremare i polsi, nel bene e nel male. È arrivata la serie tv su Pacciani, il mostro di Firenze, già disponibile su Netflix e intitolata Il Mostro regia di Stefano Sollima e Leonardo Fasoli.
Sì, quel Pacciani. Pietro Pacciani. Il “Vampa”. Il contadino di Mercatale. L’uomo che l’Italia ha processato, condannato, assolto e marchiato a fuoco come l’incarnazione del Mostro di Firenze, forse la pagina di cronaca nera più torbida, irrisolta e spaventosa del nostro Dopoguerra.
Da cinefili e malati di serialità, la prima reazione è un brivido lungo la schiena. La seconda è una domanda pesante come un macigno: come diavolo faranno?
Serie Tv sul mostro di Firenze: è il nostro Zodiac
Diciamolo subito: una serie tv su Pacciani non è un progetto. È un campo minato.
Per anni abbiamo guardato con ammirazione (e un pizzico d’invidia) a come gli americani hanno saputo maneggiare le loro ossessioni oscure. Abbiamo idolatrato Zodiac di Fincher, ci siamo persi nei labirinti di Mindhunter e abbiamo dissezionato ogni frame di Dahmer.
Il Mostro di Firenze è il nostro Zodiac. È un buco nero che ha inghiottito verità, giustizia, vite e reputazioni. È una storia che non è solo cronaca, è sociologia, è politica (i depistaggi), è folklore nero.
E al centro di tutto, c’è lui. Pacciani. Una figura che definire “ambigua” è un eufemismo. Non è il serial killer patinato alla Hannibal Lecter; è l’orrore rurale, sgrammaticato, violento e, forse, innocente (o forse no, ed è questo il punto).
La sfida: evitare la macchietta, schivare la santificazione
Il comunicato stampa (perché sì, la notizia è ufficiale, non è un rumor) parla di un approccio rigoroso, di uno scavo psicologico, di un cast stellare (i nomi che circolano sono pesanti) e di una regia che promette di non fare sconti. Ma noi blogger di razza lo sappiamo, le buone intenzioni lastricano la via dell’inferno (televisivo).
Il rischio più grande? La macchietta. Il pericolo di trasformare Il Mostro in un “personaggio” da commedia nera, esagerando i tratti grotteschi, il compagno di merende, l’italietta becera. Sarebbe un disastro, un insulto alle vittime e all’intelligenza dello spettatore.
Il secondo rischio, opposto ma altrettanto letale, è la santificazione. L’agiografia del povero contadino vittima di un errore giudiziario. Anche no.
Quello che serve a questa serie tv sul mostro di Firenze è l’equilibrio funambolico di un Gomorra (la serie) applicato alla campagna toscana. Serve la capacità di sporcarsi le mani con il marcio, di non dare risposte facili, di mostrare l’abisso senza glorificarlo.
Perché questa serie TV sul mostro di Firenze potrebbe essere un capolavoro
Se fatta bene, questa serie non parlerà solo di Pacciani. Parlerà di noi.
Parlerà della nostra ossessione per il male, della nostra fame di colpevoli. Racconterà un’Italia di provincia che non esiste più, fatta di sospetti sussurrati e di una violenza primordiale nascosta sotto la bellezza delle colline del Chianti.
Potrebbe essere la definitiva consacrazione del true crime italiano, che dimostrerebbe che non abbiamo bisogno di copiare i format americani quando abbiamo storie così potenti e complesse nel nostro stesso cortile.
Sarà l’evento televisivo dell’anno? O un colossale passo falso?
Una cosa è certa, nel momento esatto in cui il primo episodio andrà in onda, l’Italia si fermerà. E noi saremo lì, in prima fila, con gli occhi sbarrati, pronti a giudicare.
E voi? Hype a mille o paura?








