Alessandro Gassmann, figlio del leggendario Vittorio Gassman, si è costruito una solida carriera nel panorama cinematografico italiano, distinguendosi per il suo talento e la sua versatilità artistica. Tuttavia, durante la pandemia da COVID-19, la percezione del pubblico nei suoi confronti ha subito un cambiamento non da poco, dovuto in gran parte ad alcune sue azioni e dichiarazioni che hanno suscitato l’ira del web.
Alesandro Gassman e l’incidente della segnalazione
Sono passati ormai 4 anni ma il popolo del web pare non dimenticare quel suo (chiamiamolo) peccatuccio. Nel pieno delle restrizioni pandemiche, Gassmann condivise su Twitter un episodio in cui, disturbato dal rumore di una festa nel suo condominio, contemplò diverse opzioni: chiamare la polizia, ignorare gli schiamazzi o affrontare direttamente i vicini.
Alla fine, optò per segnalare l’accaduto alle autorità, affermando di aver fatto il proprio dovere. Questa confessione pubblica scatenò subito una valanga di reazioni sui social. Molti lo accusarono di essere una spia o un delatore, criticando la sua scelta di coinvolgere le forze dell’ordine per una questione condominiale, alcuni commenti diventarono così ostili da fargli temere per la propria incolumità e tanto da costringerlo a bloccare diversi utenti sui social media.
Le motivazioni di Gassmann
Dal punto di vista di Gassmann, la sua azione era assolutamente legittima e guidata da un senso di responsabilità civile. In un periodo in cui le restrizioni venivano considerate fondamentali per contenere la diffusione del virus, l’attore riteneva che segnalare comportamenti irresponsabili fosse un dovere morale. Tuttavia, la modalità con cui rese pubblica la vicenda e i toni utilizzati divisero il web, diciamo che non furono certo un toccasana per la sua immagine.
Cambiamento della percezione sul web
Prima della pandemia, Gassmann era ampiamente apprezzato per le sue doti artistiche e per l’eredità culturale della sua famiglia. Tuttavia, l’episodio della segnalazione ha messo in luce una frattura tra la sua intenzione di promuovere il rispetto delle regole e la percezione del pubblico, che lo ha visto come un delatore, etichetta che tutt’ora si porta appresso.
Questi fatti ci portano sicuramente a riflettere sul ruolo delle figure pubbliche e come in un periodo di crisi non solo sanitaria, ma soprattutto sociale come è stato il Covid, le parole e le azioni possano influenzare l’immagine, anche a lungo termine.
Purtroppo nel caso di Gassmann, la combinazione di una comunicazione forse troppo diretta e la sensibilità del momento storico, hanno contribuito a un cambiamento nella percezione degli utenti nei suoi confronti, basta scorgere un post a caso che lo riguarda per comprendere ciò di cui stiamo parlando.
Insomma l’equilibrio tra responsabilità civile e percezione pubblica è sempre molto labile, ogni gesto può venire amplificato e/o addirittura travisato, portando a conseguenze inaspettate e i social sono la proverbiale arma a doppio taglio con la quale bisognerà sempre fare i conti.








