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Perchè lo SPAM si chiama così?

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Di Cypher789, CC BY-SA 3.0

Oggi, basta aprire un’email per trovare nella cartella Spam una sfilza di messaggi pubblicitari o truffaldini. Ma vi siete mai chiesti perché utilizziamo proprio il termine Spam per indicare questi contenuti fastidiosi e indesiderati? La storia è più curiosa di quanto si possa immaginare, e affonda le sue radici in un’epoca ben lontana dalla nascita di Internet.

Spam: dalla carne in scatola alla posta elettronica

Il termine Spam nasce infatti come marchio di una carne in scatola molto diffusa negli Stati Uniti. Ideata dalla società Hormel Foods nel 1937, il nome derivava da Spiced Ham, cioè prosciutto speziato. 

Spam era un prodotto economico, che però faticava a catturare l’interesse dei consumatori americani: veniva percepito come poco appetitoso e di bassa qualità, per onestà di cronaca, probabilmente era veramente scadente! 

Tuttavia, grazie a una campagna pubblicitaria martellante, la Hormel riuscì a far entrare il prodotto nelle case degli americani. La carne in scatola Spam ebbe un’ampia diffusione durante la Seconda Guerra Mondiale, quando venne inclusa nelle razioni delle truppe americane e distribuita anche agli alleati

Questo accresciuto uso alimentare del prodotto durante il conflitto portò l’immagine dello Spam in giro per il mondo, ma la sua percezione continuava a non essere lusinghiera.

Persino George Orwell ne fa un accenno nel suo romanzo distopico 1984, descrivendolo come pezzi di carne rosa, esprimendo così un giudizio piuttosto sgradevole sulla carne contenuta nella scatoletta. Per quanto Spam stesse diventando un nome noto per i consumatori l’odierna connotazione di azione fastidiosa non era ancora consolidata.

L’influenza dei Monty Python e l’evoluzione del termine

La svolta nell’uso del termine si ebbe nel 1970 grazie ai Monty Python, il celebre gruppo comico britannico. In un episodio del programma Monty Python’s Flying Circus, viene presentata una scena memorabile ambientata in un ristorante in cui ogni piatto contiene Spam. 

Una coppia di clienti tenta di ordinare un pasto senza Spam, ma il cameriere risponde con un elenco infinito di piatti che includono Spam, mentre un coro di vichinghi intona la parola Spam ripetutamente

La scena in pratica sottolinea il senso di fastidio che deriva dalla ripetizione ossessiva e inarrestabile della parola Spam. Lo sketch divenne un fenomeno culturale, e da quel momento il termine iniziò a essere associato a qualcosa di ripetitivo, invadente e indesiderato, negativo!

Dal mondo offline all’era di Internet

Quando le prime piattaforme di comunicazione digitale, come le chat e le email, iniziarono a essere invase da messaggi pubblicitari indesiderati e ripetitivi, il termine Spam (ça va sans dire) sembrò perfetto per descrivere questi contenuti molesti. 

Il concetto dello Spam come informazione invadente e indesiderata si diffuse rapidamente, con le email commerciali non richieste che diventavano il principale, ma certamente non il solo, nemico degli utenti di posta elettronica.

Oggi, la parola Spam è diventata così comune che quasi ci si dimentica della sua origine legata a un’insolita e poco appetibile carne in scatola.