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La medusa Benjamin Button: perché si chiama così?

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Foto Genga Clicks da Pixabay

Hai mai sentito parlare della medusa Benjamin Button? Viene soprannominata così per la sua capacità di ringiovanire.

Questo tipo di medusa che oggi popola gli oceani di tutto il mondo è conosciuta scientificamente come Turritopsis dohrnii, nome attribuitole dallo zoologo tedesco Anton Dohrn uno dei massimi darwinisti tedeschi.

Quando la medusa Benjamin Button, viene ferita o subisce una aggressione ha la capacità di regredire ad uno stato di polipo precedente alla propria maturità sessuale e dunque al proprio sviluppo, che le permette di tornare ad essere una medusa adulta.

La Medusa Benjamin Button è forse immortale?

Chi non ricorda il celebre film interpretato da Brad Pitt e tratto dal Romanzo di Francis Scott Fitzgerald, in cui Benjamin invece che invecchiare, ringiovaniva fino trasformarsi in un bambino?

Questo tipo di medusa fa esattamente la stessa cosa. Quando vengono ferite o si ammalano o vengono sottoposte a grandi stress, riassorbono i loro tentacoli, ottengono un aspetto simile ad una ciste e stanno sul fondo dell’oceano.

Entro 36 ore si trasformano in un polipo prima di tornare ad essere una medusa. Il processo che vi abbiamo appena descritto a gradi linee è scientificamente definito come transdifferenziazione cellulare.

È come se le meduse creassero dei corpi nuovi ripetendo questo processo più e più volte, ecco perché potrebbero anche essere definite meduse immortali.

Chi fu il primo a scoprire questo meccanismo?

La natura della medusa Benjamin Button è stata scoperta proprio in Italia dal biologo marino Christian Sommer, il primo ad osservare questo fenomeno alla fine degli anni 80, nel corso di uno studio sugli idrozoi nelle acque di Rapallo.

Poco dopo la medusa venne trasferita presso l’acquario genovese del biologo Giorgio Bavestrello. Tuttavia l’acquario non era un habitat adatto alla medusa ed è così che scattò il meccanismo di ringiovanimento. Il giorno dopo il trasporto i biologi si accorsero che nell’acquario non c’era più la medusa bensì un polipetto. In altre parole la medusa era regredita al suo stato primordiale.

Successivamente gli studi furono proseguiti da altri scienziati italiani dell’Università del Salento sotto la guida del Prof. Ferdinando Boero con un lavoro del 1996 che ridescrive la Turritopsis dohrnii ad ogni stadio del suo sviluppo.

Shin Kubota il professore che dedica la vita alla Turritopsis dohrnii

La Turritopsis dohrnii è una specie che non ha vita facile in cattività. Solo uno scienziato giapponese, il dottor Shin Kubota dell’Università di Kyoto, fino ad ora è riuscito a mantenerla viva per due anni.

Kubota dedica la sua vita ad una coltura di medusa Benjamin Button e viene spesso intervistato dai media nipponici e non solo riguardo l’argomento, inoltre ha composto diverse canzoni dedicate a questa specie, diventate celebri in Giappone.

Altre ipotesi

Si ipotizza anche che questa specie vivesse originariamente nel Mar Mediterraneo, salvo poi essere stata traghettata un pò in tutti mari a causa dei trasporti mercantili e delle navi da crociera, che pompano acqua di zavorra nel corso delle traversate.

Probabilmente la medusa Benjamin Button è stata coinvolta in questo processo subendo un grande stress. È stata capace di invertire il suo ciclo vitale una volta raggiunte le nuove destinazioni.

Sono molto piccole e difficili da vedere e questo potrebbe averle aiutate a diffondersi in varie popolazioni di meduse in tutto il mondo. Inoltre la presenza di questa specie di medusa in mezzo ad altre non arreca alcun danno e non ne influenza in alcun modo gli ambienti, a differenza di altre specie invasive.

È bene ricordare però che la medusa Benjamin Button non può sfuggire in toto alla morte, ricordiamo infatti che è preda di altri animali marini, come: tartarughe, lumache di mare, pesci e crostacei che amano cibarsi di questa specie.

L’ottimismo di Kubota

Secondo lo scienziato queste creature hanno la potenzialità di far progredire la medicina, lo stesso Shin Kubota nel corso di una intervista al New York Times ha sostenuto che:

L’applicazione di Turritopsis per gli esseri umani è un meraviglioso sogno per l’umanità. Una volta che la comunità scientifica capirà esattamente come le meduse sono in grado di invecchiare al contrario ci evolveremo e diventeremo noi stessi immortali.

Sembra fantascienza, ma come recitava un vecchio spot: l’ottimismo è il profumo della vita!