Una indagine su smartworking e paternità, è quella portata avanti da R-Everse in occasione della Festa del Papà di domani 19 Marzo. In questo periodo di pandemia, tra il susseguirsi di zone colorate, DAD e dinamiche domestiche non sempre è facile scindere la vita personale da quella professionale e tenere a bada lo stress che tutti questi mutamenti nelle abitudini degli italiani hanno comportato.
Aldilà di quanto si possa pensare, in generale si registra un miglioramento dell’equilibrio tra vita privata e lavorativa.
Certo non è facile far combaciare le esigenze familiari e lavorative e il tutto da casa, con una situazione resa ancora più soffocante dalla emergenza sanitaria che il Paese si è trovato ad affrontare. La riduzione delle occasioni di socialità, i mutamenti repentini nelle modalità di lavoro, la didattica a distanza della quale abbiamo parlato in un recente articolo, la gestione dei figli h 24, hanno fatto si che anche il rapporto tra genitori e figli subisse delle variazioni.
Smartworking e paternità: migliora il rapporto padre e figlio
Secondo l’indagine di R-Everse il rapporto padre figlio sembra addirittura migliorato. La società di head hunting è l’unica in Europa che ha applicato il metodo del recruiting collaborativo e ha effettuato l’indagine “Smartworking e paternità: come i papà stanno affrontando il lavoro da casa”, attraverso la quale sono stati coinvolti i papà-professionisti in una survey, indagando su come i cambiamenti relativi alla pandemia hanno modificato le abitudini quotidiane delle famiglie e nello specifico il rapporto tra padre smartworker e figli.
R-Everse tramite LinkedIn ha coinvolto 150 professionisti-padri di età compresa tra i 30 e i 40 anni, lavoratori in azienda. Emergono i seguenti dati, fonte R-Everse:
– il 71% ha evidenziato un cambiamento nel rapporto con i propri figli (cambiamento positivo nel 63% dei casi). un dato confortevole per le famiglie, le aziende e i datori di lavoro.
– il 50% ha dichiarato di supportare i figli nella DAD (il 38% se n’è occupato in parte, mentre l’11% se n’è occupato interamente in prima persona).
Il 57% del campione non aveva mai sperimentato il lavoro in remoto
Prima della pandemia il 57% dei lavoratori non aveva mai sperimentato lo smartworking e solo il 4% lo viveva come una realtà già consolidata nella propria vita. Anche dopo il lockdown, questa modalità di lavoro, che personalmente conduco da tempo e che preferisco chiamare remote working resterà probabilmente una realtà anche dopo che tutto sarà finito, diventando parte integrante dei contratti per alcune categorie di lavoratori.
Insomma i padri italiani si ritengono soddisfatti dell’equilibrio che sono riusciti ad ottenere tra vita privata e lavorativa, nonostante i problemi e le sfide di questo ultimo difficile anno.








