Chiunque abbia provato a passeggiare sui marciapiedi delle nostre città negli ultimi anni sa perfettamente di cosa stiamo parlando. Un percorso a ostacoli, uno slalom quotidiano tra i monopattini elettrici abbandonati come scorie radioattive, magari a un millimetro dallo scivolo per le carrozzine o proprio sopra i percorsi tattili per i non vedenti. Per troppo tempo, la micromobilità è stata il pretesto perfetto per istituzionalizzare l’anarchia urbana. Ma la pacchia, a quanto pare, è finita. Con le direttive appena trasmesse dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alle polizie locali, l’applicazione rigorosa delle nuove regole per i monopattini segna un punto di non ritorno. Le tolleranze svaniscono, lasciando il posto a un tariffario che promette di educare i trasgressori colpendo l’unico organo davvero sensibile, ossia il portafogli.
La fine del far west urbano
Fino a ieri, posteggiare in mezzo alla strada era considerato una sorta di diritto acquisito, uno sport nazionale praticato nel nome di un presunto spirito ecologista. Oggi, il cuore delle nuove regole per i monopattini colpisce proprio la sosta selvaggia e l’intralcio ai pedoni. Lasciare il proprio veicolo fuori dalle aree autorizzate, ostacolando i passanti o bloccando le rampe per le persone con disabilità, comporterà una sanzione amministrativa implacabile: da 40 a 160 euro. E attenzione, perché la multa è solo l’antipasto.
La polizia municipale potrà infatti disporre la rimozione forzata del mezzo, un dettaglio che aggiungerà al conto finale anche le spese di recupero e custodia. Insomma, il parcheggio creativo sul marciapiede è ufficialmente vietato, a meno che il Comune non abbia tracciato un’esplicita segnaletica che lo consenta. Gli unici porti sicuri restano gli stalli riservati a ciclomotori e biciclette o le aree appositamente individuate dalle amministrazioni locali.
Noleggio in sharing: chi sbaglia, paga
Una delle scuse più in voga tra i corsari del marciapiede era lo scaricabarile sulle società di noleggio a flusso libero. Ebbene, anche questa scappatoia è stata chiusa. Le società di sharing stanno blindando le proprie app con blocchi automatici e geolocalizzati che impediscono di chiudere la corsa se il mezzo si trova in un’area vietata. Ma se l’utente, ostinato, dovesse comunque riuscire ad abbandonare il mezzo in posizione di intralcio, la responsabilità ricadrà per intero su di lui. A pagare sarà chi ha aperto l’ultima corsa, a dimostrazione di come le nuove regole per i monopattini non lascino scampo ai furbetti, andandoli a scovare anche quando si trovano ormai comodamente seduti al bar.
Casco, targa e assicurazione: la stangata finale
Il vero cambio di passo, tuttavia, si consuma sul fronte della sicurezza personale e collettiva. Il legislatore ha finalmente compreso che sfrecciare a venti all’ora nel traffico non è un videogioco. L’obbligo del casco, finora confinato a limiti anagrafici, viene esteso a tutti i conducenti, senza alcuna eccezione. Circolare a capo scoperto costerà dai 50 ai 200 euro di multa. E non finisce qui. Il veicolo dovrà essere identificabile attraverso un contrassegno adesivo, una vera e propria targa la cui assenza peserà per una cifra tra i 100 e i 400 euro. Ma la vera ghigliottina scatta per chi decide di muoversi senza una polizza assicurativa attiva. In questo caso, ignorare le nuove regole per i monopattini si traduce in un salasso fino a 400 euro, a cui si somma l’onta del sequestro amministrativo del mezzo.
La strada torna a essere di tutti, non solo di chi si muove in silenzio reclamando un’impunità che, da oggi, appartiene definitivamente al passato. E forse, per tornare a essere civili, avevamo davvero bisogno di ricominciare a leggere il Codice della Strada.
Fonte News Brocardi



