Home Costume e Società Cosa è l’Aspen Institute? La fabbrica dei leader

Cosa è l’Aspen Institute? La fabbrica dei leader

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C’è una sorta di filo invisibile che lega Palazzo Chigi, il Quirinale e i vertici delle più grandi multinazionali del Paese. Un filo che non passa dalle aule parlamentari e nemmeno dalle urne elettorali, ma che si dipana nelle stanze ovattate di un club esclusivo. Quando ci si chiede cosa è l’Aspen Institute, la risposta ufficiale parla di un prestigioso think tank apartitico dedicato allo studio e al dibattito. La realtà strutturale, tuttavia, ci rivela qualcosa di molto diverso, la più efficace e impenetrabile camera di compensazione delle élite, un luogo dove si forma il consenso della classe dirigente fuori dai canali tradizionali della democrazia.

In questa brochure istituzionale ufficiale dell’Aspen Institute Italia — circolata in ambito accademico e istituzionale — l’istituto mette nero su bianco la propria missione: offrire un terreno neutrale per discutere problemi strategici e formare una nuova leadership. Sfogliando quelle pagine troverete non solo l’elenco storico dei capi di Stato passati per le loro aule, ma anche la griglia dei Soci Sostenitori, l’architrave finanziario su cui si regge l’intera struttura.

Dietro le quinte del potere in Italia

Nato nel 1949 in Colorado per intuizione di Walter Paepcke e storicamente alimentato dalle risorse della galassia Rockefeller, l’Aspen Institute ha trovato in Italia un terreno straordinariamente fertile. Con le sue sedi principali a Roma, nella storica via dei Santi Apostoli, e a Milano, in via Vincenzo Monti, questo istituto ha saputo tessere una tela istituzionale che ha dell’incredibile.

Non si tratta di suggestioni o di dietrologie, ma di dati rivendicati con orgoglio dallo stesso istituto. In una nota di vanto pubblicata nel 2013, Aspen ricordava che tre degli ultimi quattro presidenti della Repubblica italiana — Cossiga, Ciampi, Napolitano — erano membri di Aspen Italia prima di essere eletti. Lo stesso schema si applicava ai capi del governo: cinque degli ultimi sei presidenti del Consiglio — Prodi, D’Alema, Amato, Monti, Letta — erano membri di Aspen Italia. Soltanto Silvio Berlusconi non figurava come socio, sebbene la sua Mediaset provvedesse regolarmente a finanziare l’istituto.

La lista dei leader nati all’ombra del think tank

Osservando lo scenario con lo sguardo lungo del 2026, la lista dei membri non ha fatto che allungarsi, confermando una straordinaria capacità di trasversalità politica. Tra le file di Aspen Italia sono passati leader apparentemente distanti come Mario Draghi e Giorgia Meloni, quest’ultima entrata ufficialmente nel club nel 2021, ben prima di assumere la guida del governo.

Accanto a loro troviamo figure chiave della Repubblica: Giulio Tremonti, che ha presieduto l’istituto dal 2003 al 2024, l’esperta di geopolitica Marta Dassù, l’economista Paolo Savona, l’ex amministratore di Enel Francesco Starace e John Elkann nel ruolo di vicepresidente. A garantire la continuità intellettuale rimangono figure storiche come Giuliano Amato e il presidente onorario Mario Monti. Una vera e propria aristocrazia repubblicana che si ritrova sotto lo stesso tetto, indipendentemente dal colore politico delle coalizioni di governo.

Il silenzio d’oro della Chatham House rule

Il vero fulcro della critica strutturale rivolta ad Aspen risiede nel suo funzionamento interno, il cosiddetto metodo Aspen. Le riunioni si svolgono rigorosamente a porte chiuse e sono regolate dalla severa Chatham House rule. Questo principio della diplomazia internazionale prevede che i partecipanti siano liberi di utilizzare le informazioni ricevute, ma con il tassativo divieto di rivelare l’identità o l’affiliazione di chi ha espresso una determinata posizione.

In queste stanze, dirigenti industriali, banchieri, ministri in carica, alti funzionari pubblici e magistrati discutono dei destini economici e politici del Paese senza che esista alcun verbale pubblico. È la sublimazione della formazione del consenso elitario, i decisori pubblici e i decisori privati si accordano sulle linee strategiche della nazione al di fuori della deliberazione costituzionale e, soprattutto, lontano dagli occhi dei cittadini.

Questa imponente macchina relazionale è sostenuta dai soci sostenitori, un elenco che sovrappone i propri confini con il gotha del capitalismo italiano. Da Generali a Fincantieri, passando per Confindustria, RAI, Pirelli, Poste Italiane, Autostrade, Enel, Eni, Leonardo, Fiat e i colossi bancari UniCredit e Intesa Sanpaolo, fino a Telecom Italia, Atlantia e alla stessa Banca d’Italia. Ognuno di essi versa una quota annuale per mantenere in vita il club, cifre che non vengono divulgate al pubblico.

Le ombre dei conflitti d’interesse

Un sistema così pervasivo non è esente da zone d’ombra che lambiscono i confini della legalità e dell’opportunità istituzionale. Un caso emblematico è emerso nel marzo del 2021, quando Giovanni Pitruzzella, avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e contemporaneamente vicepresidente di Aspen Italia, prese parte a un evento riservato organizzato dall’istituto insieme a Farmindustria. Al centro del tavolo vi erano le delicate regole europee sui brevetti dei vaccini contro il Covid. Un episodio che solleva interrogativi legittimi sulla reale indipendenza degli organi di garanzia quando questi si trovano a dialogare, in sedi private, con i portatori di giganteschi interessi economici.

Comprendere cosa è l’Aspen Institute significa accettare l’esistenza di un’infrastruttura del potere che, pur presentandosi come un club di gentiluomini e accademici, agisce come una vera e propria lobby di altissimo livello, capace di plasmare la classe dirigente e le sorti politiche del Paese nell’assoluto e ovattato silenzio delle sue stanze.

Articolo ispirato dal post di Neutralia.