Home Attualità Il cratere della memoria: perché il 23 maggio ci riguarda ancora

Il cratere della memoria: perché il 23 maggio ci riguarda ancora

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Foto: Wiki Mafia

Ci sono ferite che il tempo non ha il diritto di rimarginare, cicatrici sul corpo della Repubblica che servono a ricordarci chi siamo e, soprattutto, chi abbiamo deciso di non essere. A trentaquattro anni da quel boato che sventrò l’autostrada A29, onorare le vittime della strage di Capaci non è un mero esercizio di retorica, ma un atto politico nel senso più nobile e originario del termine. Quel pomeriggio del 1992 ha tracciato una linea di faglia inequivocabile, un prima e un dopo nella storia della nostra democrazia. La mafia pensava di seppellire un’idea sotto cinquecento chili di tritolo, ma ha finito per innescare un risveglio civile senza precedenti, trasformando l’antimafia da competenza per addetti ai lavori a patrimonio condiviso della società italiana.

Il dovere del ricordo: le istituzioni si stringono a Palermo

La memoria, se non è agita e praticata, rischia di sbiadire in stanca abitudine. Per questo, le celebrazioni pensate per onorare le vittime della strage di Capaci si snodano attraverso luoghi simbolo che trasudano storia e dolore. La giornata palermitana organizzata dalla Polizia di Stato si apre come un pellegrinaggio laico presso la Stele di Capaci, per poi convergere nella storica caserma Pietro Lungaro. Lì, nel quartier generale del Reparto Scorte, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il Capo della Polizia Vittorio Pisani deporranno una corona d’alloro, testimoniando la presenza di uno Stato che si china di fronte ai suoi servitori più fedeli e silenziosi.

Gli scudi umani della democrazia: un riconoscimento al valore

Chi studia le dinamiche del potere e le fondamenta dello Stato sa bene che la stabilità di un ordinamento poggia anche sul coraggio di chi lo difende fisicamente. Durante la cerimonia istituzionale verrà svelato il brevetto del Presidente della Repubblica che conferisce la Medaglia d’oro al Merito civile agli uomini e alle donne dei servizi di scorta. Un passaggio cruciale, perché il sacrificio delle vittime della strage di Capaci ci insegna che attorno a figure immense come la Giudice Francesca Morvillo e il Giudice Giovanni Falcone viaggiavano ragazzi formidabili come Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Proprio alla figura di Dicillo è dedicata l’emozionante puntata del docufilm I ragazzi delle scorte, un’opera necessaria per restituire tridimensionalità umana a questi eroi troppo spesso appiattiti dalla fredda cronaca.

Quel minuto di silenzio alle 17:58 che ferma il cuore dell’Italia

Il rito collettivo raggiungerà il suo culmine emotivo in un momento preciso, un istante in cui gli orologi del Paese sembrano fermarsi all’unisono. Alle 17:58, l’ora esatta in cui l’inferno si scatenò su quell’autostrada siciliana, il silenzio d’ordinanza verrà eseguito contemporaneamente all’Ufficio Scorte, alla Stele di Capaci e sotto le fronde severe dell’Albero Falcone. Un minuto di assenza che pesa e vale più di mille proclami. La densa giornata si chiuderà alle 19:00 tra le navate solenni della Chiesa di San Domenico, con una Messa in suffragio delle vittime della strage di Capaci. Un ultimo momento di raccoglimento spirituale e laico insieme, per ribadire, con ostinata fermezza, che la ricerca della verità e la sete di giustizia sono un traguardo che richiede l’impegno vigile di tutti noi.