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Risarcimento per difetto di fabbrica: chi paga?

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Foto di fancycrave1 da Pixabay

Immaginate la scena, un incubo che purtroppo per qualcuno è diventato realtà. Abbiamo già parlato della trappola della formula vista e piaciuta per le automobili, ma oggi vogliamo affrontare un altro argomento quello del risarcimento per difetto di fabbrica.

Siete alla guida, subite un incidente e, nel momento del bisogno, la tecnologia che dovrebbe salvarvi la vita vi tradisce. L’airbag non funziona o, peggio, aggrava i danni. Passato lo shock, cercate giustizia. Ed è qui che iniziava, almeno fino a pochi giorni fa, il secondo calvario, il labirinto burocratico del “non è colpa mia”.

Per anni, noi consumatori siamo stati palline da ping-pong in una partita giocata tra venditori nazionali e produttori esteri. Tu chiedi i danni al concessionario o alla filiale italiana, e loro alzano le mani: “Noi vendiamo solo, l’auto l’hanno costruita in Germania (o negli USA), citate loro in giudizio”. Una strategia difensiva perfetta, pensata per scoraggiare chiunque non abbia le risorse per una causa internazionale.

Ma la musica è cambiata. Con la sentenza n. 32673, la Corte di Cassazione ha segnato un punto di svolta che ha il sapore di una battaglia di civiltà, prima ancora che giuridica.

La fine del gioco delle parti

La vicenda nasce proprio da un airbag difettoso. L’automobilista ferito ha avuto l’ardire di citare in giudizio il fornitore italiano, ignorando la casa madre estera. I primi due gradi di giudizio gli hanno dato ragione, ma il colosso della distribuzione non ci stava: “Siamo un’entità giuridica distinta dal produttore”, sostenevano i loro avvocati.

Ed è qui che i Giudici di Piazza Cavour, supportati da un’interpretazione illuminata della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (caso C-157/23), hanno calato l’asso. Hanno stabilito un principio che mi sento di definire socialmente rivoluzionario, ossia la teoria dell’apparenza.

Se tu, fornitore italiano, porti nel tuo nome lo stesso marchio dell’auto (pensiamo a casi come “Ford Italia” rispetto a “Ford Motor Company”), stai scientemente sfruttando la potenza e l’affidabilità di quel brand per vendere. Crei nel consumatore un “legittimo affidamento”. Bene, questo vantaggio di marketing ha un prezzo; la responsabilità. Non puoi vestirti del prestigio del marchio quando vendi e spogliartene quando c’è da pagare un risarcimento per difetto di fabbrica.

Perché questa sentenza ci tutela tutti

La Cassazione ha recepito un concetto fondamentale del diritto europeo, ossia la tutela del soggetto debole. Non si può pretendere che il cittadino comune vada a bussare alle porte di fabbriche in altri continenti, o che sappia distinguere tra chi ha avvitato il bullone e chi ha messo il timbro sulla portiera.

La Corte ha chiarito che per ottenere il risarcimento per difetto di fabbrica non serve che il fornitore abbia fisicamente toccato l’auto o apposto lui l’etichetta. Basta che il suo nome coincida o richiami quello del produttore. Se agli occhi del consumatore sembrate la stessa cosa, per la legge siete la stessa cosa. È una responsabilità solidale che impedisce ai grandi gruppi di nascondersi dietro scatole cinesi societarie.

Cosa cambia concretamente per noi

Da oggi la strada è in discesa. Se la vostra vettura presenta un grave vizio di produzione che causa danni:

  1. Potete chiedere il risarcimento integrale direttamente al fornitore/distributore nazionale.
  2. Non siete obbligati a individuare il produttore materiale del singolo pezzo difettoso.
  3. Evitate i costi e le lungaggini di notifiche all’estero.

È un’applicazione concreta del favor consumatoris, il principio che impone di interpretare le norme nel modo più favorevole alla parte debole del rapporto.

Il mercato non è una giungla dove vince il più forte o il più furbo a scaricare le responsabilità. Chi trae profitto dall’immagine di un brand deve essere pronto a garantirne la sicurezza fino in fondo. Oggi, ottenere un giusto risarcimento per difetto di fabbrica è un diritto meno teorico e molto più concreto. E in un mondo sempre più complesso, questa è una semplificazione di cui avevamo disperatamente bisogno.

Sarebbe bello ora capire se le case automobilistiche rivedranno le loro polizze interne, ma una cosa è certa, l’automobilista italiano oggi è meno solo nell’abitacolo.


Fonte Brocardi