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Visualizzato senza risposta: non sappiamo più ascoltare

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Foto di StockSnap da Pixabay

Oggi le due spunte blu di WhatsApp sono diventate la moderna forma di tortura psicologica. Non è solo questione di maleducazione, è il sintomo di una patologia sociale molto più profonda. Siamo la generazione più connessa della storia, eppure siamo quella che si capisce di meno.

Vi è mai capitato di trovarvi a cena fuori, di raccontare qualcosa che vi sta a cuore e di vedere lo sguardo del vostro interlocutore scivolare in basso, verso quello schermo illuminato? In quel preciso istante, la conversazione muore. Abbiamo barattato l’empatia con la dopamina, la profondità con la velocità. In poche parole non sappiamo più ascoltare.

Stiamo assistendo alla sistematica demolizione dell’ascolto attivo. E se pensate che sia colpa della tecnologia, vi sbagliate. Lo smartphone è solo l’arma del delitto; il movente è la nostra incapacità di gestire il silenzio e l’altro.

L’illusione della presenza nella società della distrazione

Viviamo in quella che chiamo l’era del narcisismo digitale. Ognuno di noi è il protagonista del proprio film, trasmette in diretta la propria vita, cura la propria immagine pubblica. In questo scenario, gli altri rischiano di diventare semplici comparse, pubblico non pagante necessario solo a validare la nostra esistenza con un like.

Qui sta il nocciolo del problema. L’ascolto attivo richiede un sacrificio che oggi sembra insostenibile, richiede di scendere dal palco, spegnere i riflettori su di sé e concentrarsi totalmente su qualcun altro. Richiede umiltà. Invece, cosa facciamo? Mentre l’altro parla, noi non stiamo ascoltando; stiamo solo ricaricando le munizioni, preparando mentalmente la prossima cosa intelligente da dire per riportare l’attenzione su di noi.

È un dialogo tra sordi, mascherato da socialità. Bauman parlava di liquidità, ma qui siamo oltre, siamo diventati gassosi, impalpabili. Ci sfioriamo senza mai toccarci davvero.

Perché il visualizzato senza risposta immediata fa così male?

La rabbia che provate quando venite lasciati in visualizzato non è capriccio. È la reazione istintiva a una violazione del contratto sociale. Quando parlo, mi aspetto che tu ci sia. Il visualizzato senza risposta è la prova digitale che la tua attenzione è stata dirottata, che io non sono la priorità.

Recuperare l’ascolto attivo significa rompere questo schema. Significa s mettere di trattare le persone come tab del browser che si possono chiudere o lasciare in background. La comunicazione vera non è uno scambio di dati, è uno scambio di emozioni. E le emozioni non passano attraverso un’emoji messa in fretta al semaforo. Passano attraverso il tono della voce, la pausa, lo sguardo. Cose che ci stiamo dimenticando come si usano.

Badate bene che non sono qui per farvi la morale da boomer reazionario. La tecnologia è grandiosa, se non ci rende schiavi. Ma se vogliamo salvare le nostre relazioni dal baratro dell’indifferenza, dobbiamo allenare di nuovo il muscolo dell’attenzione.

Quando sei con qualcuno, a meno che ci troviamo in odore di emergenze, il telefono non va silenzioso. Va in tasca, o meglio, in un’altra stanza. La semplice presenza fisica dello smartphone sul tavolo riduce la qualità della conversazione e l’empatia percepita. È scientifico, non è un’opinione. Quando l’altro parla, smetti di pensare alla risposta. Zittisci quella voce nella tua testa che vuole giudicare o dare consigli non richiesti. Ascolta per capire, non per rispondere. È una rivoluzione copernicana. Invece di dire “ah sì, anche a me è successo…”, prova a chiedere e come ti ha fatto sentire questa cosa?. Sposta il focus sull’altro. Vedrai la sorpresa nei suoi occhi, non sono abituati a essere visti davvero.

La verità è che abbiamo paura

Sapete perché l’ascolto attivo è così raro? Perché è pericoloso. Se ascolti davvero qualcuno, rischi di essere cambiato da ciò che ti dice. Rischi di sentire il suo dolore, o di dover mettere in discussione le tue certezze. È molto più comodo rimanere in superficie, scrollare il feed e distribuire cuoricini.

Ma la vita, quella vera, quella che vi farà sorridere o piangere quando sarete vecchi, succede solo nelle profondità. Succede quando guardate qualcuno negli occhi e decidete, per dieci minuti, che nient’altro al mondo è più importante di lui o lei.

Provateci stasera. Sfidate l’algoritmo. Guardate chi avete davanti e ascoltatelo come se fosse l’ultima volta. Potreste scoprire che la realtà è molto più interessante di qualsiasi notifica.