Home Costume e Società ll Demogorgone: ritratto di un precario nel sottosopra

ll Demogorgone: ritratto di un precario nel sottosopra

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E’ risaputo che ogni società ha i mostri che si merita. Ma guardando Stranger Things mi sono resa conto che abbiamo preso un granchio colossale. Abbiamo dipinto il Demogorgone come il predatore supremo, quando in realtà è la metafora perfetta del lavoratore precario moderno.

Mentre Undici si godeva i suoi Eggos e i ragazzi giocavano a fare gli eroi, il nostro amico senza volto stava vivendo il dramma di chi deve sbarcare il lunario in un’economia interdimensionale che non perdona.

Lo stage non pagato ad Hawkins

Il Demogorgone entra in scena nella prima stagione con l’entusiasmo tipico dello stagista al primo giorno. Non sa bene dove si trova, ma sa che deve correre. È stato assunto da una agenzia interinale di concerto con il Ministero dell’Energia attraverso un portale aperto a sua insaputa. Non c’è stato colloquio, non c’è stata negoziazione sindacale.

È stato catapultato in una realtà, la nostra, dove tutti lo prendono a mazzate o gli sparano, esattamente come succede a un neolaureato mandato in front-office a gestire i reclami il lunedì mattina. Il suo ruggito? Non è una minaccia. È il grido di chi ha scoperto che quel rimborso spese non copre nemmeno la fatica di quella bava seminata per strada.

Burnout e straordinari non retribuiti

La verità è che il Demogorgone siamo noi quando il lunedì mattina veniamo scaraventati in ufficio senza aver preso il caffè. Avete presente quella sensazione di confusione, irritabilità e quella voglia matta di gridare in faccia al primo che vi rivolge la parola? Ecco, lui la vive h24. 

Pensateci bene: disponibilità h24, deve apparire ovunque ci sia una goccia di sangue, senza preavviso e senza indennità di reperibilità notturna. Mobilità selvaggia, passa dal Sottosopra al mondo reale attraverso crepe nel muro che farebbero inorridire un ispettore ASL. Mancanza di benefit, niente ferie, niente mutua, e se si fa male a causa di una trappola per orsi di Nancy Wheeler, non c’è l’INAIL interdimensionale a tutelarlo.

Lui non si mangia Barb perché è cattivo; se la mangia perché è l’unico welfare che il Sottosopra gli mette a disposizione. È il cannibalismo aziendale elevato a forma d’arte.

Dal dominio al licenziamento per esubero

Nelle stagioni successive, il dramma sociale si compie. Con l’arrivo del Mind Flayer e di Vecna, il Demogorgone subisce un brutale processo di ridimensionamento narrativo tipico delle serie di successo. Da unico responsabile dello spavento viene declassato a cane da guardia o a semplice carne da cannone nei gulag russi.

È il classico caso di ristrutturazione aziendale, arriva il mega direttore generale (Vecna) con una visione globale e il lavoratore della prima ora finisce confinato in un ruolo marginale, sottopagato e costretto a fare il lavoro sporco senza alcuna prospettiva di carriera. Passare da “terrore di Hawkins” a “snack per Jim Hopper” è il punto più basso della parabola del precariato interdimensionale.

Anche i mostri hanno diritto al sindacato 

In fondo, il Demogorgone non è che un ingranaggio di un sistema che lo sfrutta finché serve, per poi rimpiazzarlo con mostri più tecnologici. La prossima volta che vedrete la sua testa aprirsi a petalo, non scappate. Il Demogorgone ha solo bisogno di un buon avvocato e di un sindacato forte. La causa per mobbing contro Vecna sarebbe vinta in partenza, abbiamo le prove del clima ostile, dei turni massacranti e della totale assenza di dispositivi di protezione individuale (DPI) contro i lanciafiamme.

Quindi, la prossima volta che lo vedrete soccombere sotto i colpi di Undici, non esultate troppo. Ricordatevi che lui è solo l’ennesimo lavoratore che ha provato a fare bene il suo sporco lavoro in un lunedì mattina lungo quattro stagioni, senza tredicesima e con un datore di lavoro che, letteralmente, ti entra nella testa per dirti che non stai performando abbastanza.

Forse il vero Sottosopra non è un luogo fisico, ma è quella zona grigia della nostra società dove il merito è un’opinione e il burnout è l’unica promozione che ti viene concessa.