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Fisco 4.0: è la fine dei pignoramenti a vuoto

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Foto di Markus Spiske da Pixabay

C’è un numero che tormenta le notti dei tecnici del Ministero dell’Economia, è il 22,3%. È il tasso di successo dei pignoramenti effettuati nel 2024. In pratica, quasi otto tentativi di riscossione su dieci finiscono nel nulla, infrangendosi contro conti correnti vuoti o debitori che hanno già fatto sparire il tesoretto. Un’inefficienza che non è solo un buco nel bilancio dello Stato, ma una ferita aperta all’equità sociale, perché se chi non paga la fa sempre franca, a perdere poi è il cittadino onesto.

Ma il vento sta cambiando e l’Agenzia delle Entrate è sempre più cecchino di precisione, capace di colpire il credito prima ancora che il debitore possa vederlo sul proprio estratto conto.

Il tesoro nascosto nei Big Data

Il segreto di questa rivoluzione sta in un archivio immenso, un patrimonio informativo che finora è stato sottoutilizzato per la riscossione coattiva: i 2,5 miliardi di fatture elettroniche che transitano ogni anno sui server di SOGEI. Fino a ieri, questi dati servivano principalmente per i controlli incrociati e l’analisi del rischio. Da oggi, diventano la bussola per i pignoramenti presso terzi.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdeR) non agirà più seguendo un’intuizione o un vecchio database statico. Grazie alla nuova normativa, potrà sapere in tempo reale chi deve dei soldi al contribuente moroso. Immaginate la scena, un’azienda ha un debito fiscale non pagato; il Fisco vede che sta per incassare una grossa fattura da un cliente e interviene prima del bonifico. Il pignoramento scatta alla fonte, bloccando il flusso di denaro verso il moroso e dirottandolo nelle casse dello Stato.

Efficienza chirurgica, non controllo di massa

Il confine tra efficacia amministrativa e stato di polizia fiscale è assai delicato e la domanda sorge spontanea; siamo davanti a un occhio onnipotente che scruta ogni nostro movimento? La risposta, stando alle linee guida tecniche, è rassicurante. Non ci sarà un accesso selvaggio ai dati.

Il meccanismo prevede un filtro strutturato. Gli algoritmi di analisi del rischio selezioneranno solo i profili con una reale capacità di rimborso e una storia di inadempimento continuativo. Si punta a eliminare i cosiddetti pignoramenti a vuoto, quegli interventi esplorativi che costano alla pubblica amministrazione più di quanto rendano. È una strategia win-win, lo Stato incassa di più e il sistema non viene intasato da procedure inutili.

Quando vedremo i frutti?

Le stime sono ambiziose ma concrete. La relazione tecnica alla Manovra prevede che l’efficacia della riscossione possa raddoppiare, passando dal misero 22,3% a un solido 44,6%. Tuttavia, chi si aspetta un miracolo immediato dovrà pazientare. La macchina della riscossione è complessa e richiede una fase di rodaggio tecnico e normativo, con un provvedimento attuativo del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che dovrà blindare la privacy e la sicurezza dei flussi.

Il 2027 è indicato come l’anno della svolta, quello in cui i benefici per le casse pubbliche diventeranno strutturali. L’obiettivo non è necessariamente colpire di più, ma colpire meglio. In un Paese che sconta un magazzino di crediti inesigibili mostruoso, rendere la riscossione selettiva e tempestiva è l’unico modo per ristabilire un patto di fiducia tra fisco e contribuenti.

Fonte Brocardi