Home Costume e Società Eccesso di zelo: perché abbiamo trasformato una virtù nel vizio peggiore

Eccesso di zelo: perché abbiamo trasformato una virtù nel vizio peggiore

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Fotogramma estratto dal film Il vigile (1960) Wiki.

Ti è mai capitato di sentirti dire che sei zelante o che hai eccessi di zelo? Se la risposta è sì, scommetto che non l’hai preso come un complimento. Probabilmente ti sei sentito accusare di essere pignolo, rigido, forse addirittura servile verso l’autorità o le regole.

Eppure, se aprissimo un dizionario polveroso, leggeremmo che lo zelo è una «fervida dedizione a un ideale o a un dovere». Suona bene, vero? Suona come passione, come fuoco sacro. Allora perché, nel linguaggio comune e nelle dinamiche sociali odierne, lo “zelante” on è ben visto? Il compagno di banco che ricorda alla maestra dei compiti, il vigile che multa per tre minuti di ritardo, il burocrate che gode nel bloccare una pratica per un timbro sbiadito?

Eccesso di zelo: l’etimologia tradisce un’origine bipolare

Per capire il presente, dobbiamo guardare indietro. Per capire il presente, dobbiamo guardare indietro. Come ci ricorda la Treccani, la parola deriva dal tardo latino zelus e dal greco zèlos che indicava emulazione e ardore, ma portava già in grembo il seme della discordia significava anche gelosia e invidia.

Fin dall’inizio, lo zelo non era una virtù tranquilla. Era un sentimento che bruciava. Nella teologia cristiana, lo zelo per la casa di Dio era una virtù suprema. Ma nella società secolarizzata, questo fuoco ha smesso di scaldare ed ha iniziato a bruciare chi ci stava troppo vicino. Abbiamo preso l’ardore e lo abbiamo spogliato della sua componente spirituale, lasciando solo l’ossessione per l’esecuzione.

La trappola della burocrazia: quando la regola supera l’uomo

Secondo Max Weber, padre della sociolgia moderna, viviamo in società iper-burocratizzate dove la “regola” è diventata più importante dello “scopo”.

Qui nasce l’accezione negativa più comune l’eccesso di zelo. Lo zelante moderno non è colui che ama il risultato, ma colui che ama la procedura. È l’impiegato che applica la norma alla lettera ignorando il buon senso, creando quel mostro freddo che disumanizza i rapporti. Quando diciamo “ha peccato di eccesso di zelo”, stiamo dicendo che quella persona ha preferito proteggere il sistema (o se stessa) piuttosto che aiutare un altro essere umano. Lo zelo è diventato sinonimo di cecità.

La psicologia del guastafeste

C’è poi un aspetto puramente sociale, quasi tribale. Perché detestiamo il collega zelante? Perché, molto banalmente, alza l’asticella.

In un gruppo sociale che tende al compromesso al ribasso, il famoso quieto vivere, chi mostra troppa dedizione rompe l’equilibrio. Lo zelante ci costringe a confrontarci con la nostra mediocrità o con la nostra scarsa voglia di impegnarci. Diventa uno specchio scomodo. Per difenderci, la società ha trasformato lo zelo in un difetto; chi lavora troppo o troppo bene vuole farsi vedere, è un leccapiedi, o non ha una vita. Etichettare lo zelo come negativo è un meccanismo di difesa collettivo per legittimare il disimpegno.

Il confine sottile tra passione e fanatismo

C’è infine un pericolo reale che giustifica la nostra diffidenza. La storia ci ha insegnato che lo zelo, senza spirito critico, è l’anticamera del fanatismo. Lo zelota (termine che condivide la stessa radice) non ascolta ragioni; è così pieno della sua verità o del suo compito da annullare l’altro.

Abbiamo imparato a temere chi non ha dubbi, chi marcia dritto senza guardarsi attorno. Abbiamo associato lo zelo all’incapacità di essere flessibili, e la flessibilità è la dote regina della post-modernità.

Dovremmo quindi smettere di essere zelanti?

Assolutamente no. Ma dobbiamo intenderci sulle parole. Dobbiamo combattere lo zelo burocratico e cieco, quello che serve la norma e non l’uomo. Ma dobbiamo disperatamente recuperare lo zelo originario, quella passione ardente che ci fa alzare la mattina con la voglia di costruire qualcosa di bello, non per compiacere un capo o rispettare un protocollo, ma per fedeltà a noi stessi.

La prossima volta che ti daranno dello zelante, chiediti se stai solo seguendo ciecamente le regole o stai mettendo il cuore in ciò che fai. La differenza tra un turpe burocrate e un visionario sta tutta lì.