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Occupazione in Italia: calo a Marzo, confronto annuo positivo

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Foto di Pawel Szymczuk da Pixabay

Secondo l’ISTAT l’occupazione in Italia risulta in calo nel mese di Marzo. Donne e giovani in affanno, volano i contratti stabili. Ma cosa ci dicono davvero i dati? A marzo il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 19%. Ma c’è anche una buona notizia: rispetto a un anno fa, gli occupati sono cresciuti di 450mila unità.

A marzo l’occupazione in Italia registra un lieve calo su base mensile, mentre crescono i disoccupati e diminuiscono gli inattivi. Lo rivela l’ISTAT nei dati provvisori sull’occupazione, disoccupazione e inattività. La fotografia scattata dall’Istituto mostra segnali contrastanti: un rallentamento rispetto a febbraio, ma una dinamica ancora positiva se si osservano i dati annuali.

Occupazione in Italia in lieve calo: -16mila unità

Gli occupati calano dello 0,1% rispetto al mese precedente, pari a 16mila unità in meno, per un totale di 24 milioni 307mila lavoratori. Il tasso di occupazione resta però stabile al 63,0%. A perdere il lavoro sono principalmente donne, giovani sotto i 35 anni, lavoratori autonomi e dipendenti a termine. In controtendenza, crescono invece gli occupati tra gli uomini, gli over 35 e i lavoratori con contratto a tempo indeterminato.

Disoccupazione in aumento: +2,1%

Parallelamente all’arretramento dell’occupazione, aumenta il numero delle persone in cerca di lavoro: +2,1%, pari a 32mila unità in più. Il tasso di disoccupazione generale sale al 6,0% (+0,1 punti), mentre quella giovanile (15-24 anni) schizza al 19,0%, con un incremento preoccupante di +1,6 punti.

Inattivi in leggera diminuzione

Il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni cala dello 0,1% (-11mila unità). Il tasso di inattività rimane stabile al 32,9%. La dinamica è mista: tra gli uomini e i 35-49enni si registra un calo, mentre tra le donne e nelle altre fasce d’età gli inattivi aumentano.

Il confronto trimestrale e annuo: segnali incoraggianti

Guardando al trimestre gennaio-marzo 2025 rispetto all’ultimo trimestre del 2024, gli occupati aumentano di 224mila unità (+0,9%), mentre gli inattivi diminuiscono di 217mila unità (-1,7%). Su base annua, la crescita è ancora più evidente: +450mila occupati rispetto a marzo 2024 (+1,9%), grazie soprattutto all’aumento di dipendenti permanenti (+673mila). In calo, invece, i contratti a termine (-269mila).

Differenze di genere: le donne restano penalizzate

I dati mensili evidenziano un andamento divergente tra uomini e donne. Gli uomini segnano un aumento del tasso di occupazione (+0,1 punti) e un calo dell’inattività (-0,3 punti), mentre tra le donne l’occupazione cala (-0,1 punti), così come la disoccupazione, ma cresce l’inattività (+0,2 punti). Su base annua, però, entrambi i generi migliorano il tasso di occupazione, più marcatamente le donne (+1,0 punti contro +0,8 punti degli uomini).

Giovani in difficoltà, over 35 in recupero

L’analisi per età mostra che la fascia 15-34 anni è la più colpita: cala l’occupazione in Italia, aumenta la disoccupazione e cresce l’inattività tra i 25-34enni. Al contrario, tra i 35-49enni migliora l’occupazione e diminuisce l’inattività. La fascia over 50 registra stabilità dell’occupazione, un calo della disoccupazione ma un aumento dell’inattività.

La struttura dell’occupazione

A marzo 2025, i dipendenti a termine diminuiscono del 2,4%, gli autonomi dello 0,3%, mentre i dipendenti permanenti crescono dello 0,4%. Su base annua, i lavoratori stabili fanno segnare un netto +4,2%, seguiti dagli autonomi (+0,9%), mentre i contratti a termine calano drasticamente del 9,4%.

I dati ISTAT di marzo 2025 restituisciscono un quadro del mercato del lavoro italiano in fase di assestamento, caratterizzato da dinamiche apparentemente contrastanti. La crescita occupazionale su base annua (+1,9%), trainata dall’aumento dei dipendenti permanenti, suggerisce una tendenza positiva verso una maggiore stabilità contrattuale, spesso sintomo di consolidamento economico e fiducia da parte delle imprese.

Tuttavia, il calo congiunturale degli occupati (-0,1%) e l’aumento dei disoccupati (+2,1%) nel breve periodo evidenziano tensioni nel mercato, in particolare tra i giovani sotto i 35 anni e le donne, che continuano a rappresentare le fasce più vulnerabili. Il dato preoccupante del tasso di disoccupazione giovanile al 19%, in crescita di 1,6 punti in un solo mese, conferma la persistente difficoltà di inserimento stabile per le nuove generazioni.

Inoltre, la contrazione degli occupati autonomi e dei contratti a termine segnala una possibile fase di selezione e razionalizzazione del lavoro più precario, che potrebbe preludere a una trasformazione strutturale del tessuto occupazionale italiano.

Nel complesso, i segnali positivi non devono far dimenticare le sfide ancora aperte: ridurre il divario di genere, incentivare l’occupazione giovanile e sostenere la transizione verso un’occupazione di qualità. Saranno cruciali, in questo senso, le prossime politiche attive del lavoro e gli investimenti strategici legati al PNRR per trasformare le tendenze attuali in un vero rilancio occupazionale duraturo.