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Soundreef e SIAE: il nuovo assetto genera confusione

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Foto di EyeCandyDesignz da Pixabay

Dal 1 gennaio Soundreef opera direttamente in Italia senza l’intermediazione di LEA.  Questo passaggio sta segnando un cambiamento molto importante nel mercato del diritto d’autore. Fondata a Londra nel 2012 da Davide d’Atri, la società ha costruito un vasto catalogo di artisti, tra cui nomi internazionali come Roger Waters e Bob Dylan, oltre a numerosi italiani come J-Ax e Gigi D’Alessio.

L’approvazione parlamentare di novembre, contenuta nel decreto Salva Infrazioni, sancisce il superamento della parziale liberalizzazione del settore avviata nel 2017, non senza polemiche. Questo pone ufficialmente fine al monopolio della SIAE e allo stesso tempo permette a Soundreef di raccogliere royalties senza vincoli burocratici e intermediari. Soundreef è a tutti gli effetti una collecting che gestisce e ripartisce il diritto d’autore per conto di artisti ed editori, ha oggi gli stessi compiti della SIAE.

La concorrenza fa bene agli artisti? 

La risposta è si! D’Atri sottolinea che la concorrenza ha già portato benefici tangibili: più investimenti, servizi più efficienti e un aumento delle royalties per gli artisti. L’ingresso diretto di Soundreef nel mercato italiano potrebbe consolidare questa tendenza, permettendo un aumento della trasparenza e una accelerazione nei pagamenti. La sfida con la SIAE si gioca sulla capacità di attrarre autori con condizioni economiche più vantaggiose.

Soundreef e SIAE tecnologia e dati: il nuovo volto della raccolta royalties 

Soundreef utilizza un approccio innovativo nella gestione dei diritti d’autore, basato su intelligenza artificiale e analisi dei dati. A differenza del sistema tradizionale della SIAE, che si affida a mandatari territoriali per verificare l’esecuzione dei brani dal vivo, Soundreef utilizza strumenti digitali per tracciare automaticamente gli eventi e monitorare le performance musicali.

D’Atri spiega che la sua azienda sfrutta le tracce digitali lasciate dagli eventi sui social media e sul web per identificare concerti e spettacoli, incrociando le informazioni con i propri database per garantire una raccolta più precisa ed efficace. Inoltre, propone formule di abbonamento per gli organizzatori e questo riduce i costi di gestione.

Fine di un’era o resistenza del monopolio? 

Una domanda tutt’altro che scontata. L’apertura totale del mercato del diritto d’autore in Italia rappresenta un’opportunità per gli artisti, ma resta da vedere come reagirà SIAE. L’ente ha già affrontato una significativa perdita di iscritti negli ultimi anni, ma conserva un’influenza storica e istituzionale che potrebbe rallentare il cambiamento.

Il successo di Soundreef dipenderà dalla capacità di consolidare la propria posizione, che dovrebbe garantire un sistema trasparente di iscrizione e modalità di pagamento più rapide ed efficienti; è presumibile una sfida a chi offrirà la migliore User Experience. Per onestà di cronaca il sistema Soundreef ci pare molto meno macchinoso di quello SIAE che proviene da una tradizione analogica se cosi possiamo definirla.

Le prime segnalazioni e le preoccupazioni dei musicisti 

Si tratta indubbiamente di una nuova era nella gestione dei diritti d’autore, ma c’è anche un lato oscuro di questa nuova situazione.

Negli ultimi mesi sono emersi episodi che stanno creando allarme tra i musicisti e i gestori dei locali. Non faremo nomi e cognomi per tutelare la privacy, ma citeremo alcuni casi emblematici verificatisi tra la seconda metà del 2024 e Gennaio 2025. 

Il primo caso riguarda un artista che ha ricevuto una chiamata dalla titolare di un bar presso il quale aveva suonato pochi giorni prima: Soundreef, tramite LEA, (che si occupava di emettere licenze per utilizzi del repertorio Soundreef fino al 2024) aveva segnalato l’esecuzione di brani tutelati dalla società senza le dovute autorizzazioni. In questo caso il titolare non sapeva come comportarsi, ovvero chi dovesse pagare Soundreef o SIAE?

Il secondo caso risalente a Gennaio 2025 riguarda un gestore che paga regolari contributi SIAE sia per la musica in audio diffusione che per gli eventi come concerti e karaoke, che è stato contattato telefonicamente per le medesime ragioni da un addetto della nuova società di collecting, il gestore viene subito incalzato con tono perentorio, probabilmente inadatto al momento di incertezza che aleggia in questi giorni, con tanto di ultimatum a pena multe colossali.

Attraverso una missiva mezzo mail (non pec) viene citato l’articolo 23 del D.lgs. n.35/2017 con la richiesta di fornire il programma musicale dell’evento a pena una multa salata da 20.000 a 100.000 euro e nei casi di plurime violazioni, con l’applicazione della sanzione più grave aumentata sino ad 1/3. 

Ma se un titolare o gestore riceve una telefonata e/o una mail del genere che cita leggi e sanzioni, dopo aver già ottemperato all’obbligo di fornire il programma musicale con la SIAE, come si deve comportare?

Deve pagare due volte per evitare problemi? Il problema è che ci sono brani registrati in Soundreef e in SIAE, ed è proprio qui che nasce la confusione più grande, che potrebbe avere ripercussioni sul mondo della musica live.

Ma come è possibile un controllo così capillare?

La risposta è una e una sola, ed è la longa manus dell’intelligenza artificiale, AI per gli amici: Ribadiamo che Soundreef utilizza l’intelligenza artificiale al fine di monitorare gli eventi musicali che hanno luogo su tutto il territorio nazionale, specie attraverso tracce lasciate sui social network. Questo modus operandi ha sollevato preoccupazioni tra gli artisti emergenti, che temono un ulteriore ostacolo alla loro già precaria attività.

Se i locali dovessero essere costretti a pagare due enti di gestione per eseguire musica dal vivo, il rischio è che sempre meno esercizi decidano di ospitare eventi musicali, penalizzando i piccoli artisti e impoverendo l’offerta culturale. Con il nuovo assetto infatti, a rigor di logica i titolari di bar, pub e club dovrebbero ora confrontarsi con una doppia gestione dei diritti d’autore.

In teoria, il costo complessivo per il diritto d’autore di un evento dovrebbe rimanere invariato rispetto al passato, con la spesa ripartita equamente tra le due società in base ai brani eseguiti e ai rispettivi repertori.

Tuttavia, nella pratica, emergono segnalazioni di raddoppio dei costi: entrambe le società richiedono l’intero importo, costringendo gli organizzatori a pagare il doppio rispetto a prima. L’unica via per evitare questa doppia imposizione sarebbe conoscere in anticipo con assoluta certezza quali brani verranno eseguiti e quale collecting li tutela, un’impresa pressoché impossibile.

Le radici del problema

Dal 1 luglio 2022, l’abolizione della convenzione tra SIAE e Soundreef ha introdotto un’inaspettata e problematica complicazione per gli organizzatori di eventi e per gli artisti. Fino a tale data, era sufficiente ottenere il permesso SIAE, con l’ente che poi si occupava di ripartire i compensi con Soundreef. Oggi, invece, chi organizza concerti e spettacoli dal vivo deve necessariamente richiedere due permessi distinti, con un aggravio di costi e burocrazia che sta mettendo in crisi l’intero settore.

Il dilemma della catalogazione: una vera e propria Babele

L’impossibilità per i gestori di conoscere in anticipo il repertorio eseguito rappresenta un nodo critico. E se magari, il gestore ha già ottemperato tramite SIAE e poi si vede recapitare una richiesta da invio repertorio da parte di Soundreef con tanto di ultimatum di 48 ore?

A questo punto dovrebbero essere i musicisti a capire quali pezzi sono registrati in Soundreef e quali in SIAE,  prima di accettare di suonare presso un locale. Questa sembra l’unica via al momento, certamente poco agevole, anzi impraticabile!

Soundreef mette a disposizione un link con il proprio catalogo ma il rovescio della medaglia è il fatto che molti brani sono co-firmati da autori appartenenti sia a SIAE che a Soundreef, e ciò rende difficile determinare la collecting di riferimento. Inoltre, il database di Soundreef include titoli omonimi di celebri hit italiane, ma che in realtà non corrispondono ai brani conosciuti, creando ulteriore caos. Provate anche voi! Noi facciamo alcuni esempi eclatanti di titoli come: Helter Skelter, Albachiara, Il cielo in una stanza, Certe notti sono registrati in Soundreef, ma che non sono quei brani celebri che tutti conosciamo. 

La liberalizzazione del mercato porterà realmente più opportunità o renderà ancora più difficile esibirsi per chi non è già un artista affermato?

Il rischio è che i gestori, per evitare complicazioni e sanzioni, decidano di ridurre drasticamente gli eventi musicali dal vivo. Oppure di pubblicizzare l’evento in via completamente analogica, il che è un’arma a doppio taglio considerato che il 90… ma che dico? Il 100% della promozione degli eventi viene fatta online, o ancora potrebbero decidere di non pubblicizzare affatto per evitare un attacco congiunto (si fa per dire) dei due principali enti oggi operanti in Italia, per un effetto domino quasi assicurato.

Questo scenario potrebbe non solo danneggiare i gestori ma anche e soprattutto i musicisti emergenti, che trovano nei piccoli locali uno spazio essenziale per farsi conoscere, ma anche gli stessi artisti che depositano i propri diritti. 

Insomma la domanda sorge spontanea, si stava meglio quando si stava peggio o si andrà verso una regolamentazione più chiara? 

Alla luce delle problematiche emerse, il settore musicale chiede maggiore chiarezza e una regolamentazione che impedisca il doppio pagamento per i diritti d’autore. Perchè rebus sic stantibus oggi si dovrebbero pagare due enti per evitare sanzioni.

Se da un lato la liberalizzazione del mercato offre più opzioni per gli artisti, dall’altro rischia di complicare ulteriormente la vita dei professionisti della musica dal vivo.

Sarà necessario un intervento normativo per garantire che l’ambivalenza di Soundreef e SIAE non si trasformi in un ostacolo per chi fa musica. Nel frattempo, artisti e gestori si trovano a navigare in un panorama incerto, tra nuove opportunità e inedite difficoltà.

Conseguenze problematiche sulla filiera musicale

Riassumendo, il perdurare di questa situazione potrebbe creare alcuni problemi:

  1. Gli organizzatori di eventi sono costretti a cifre insostenibili o, per evitare complicazioni, a rinunciare alle esibizioni dal vivo, col rischio di incorrere in sanzioni se non si pagano entrambe le società di collecting.
  2. Gli artisti si trovano a dover autocertificare di non eseguire brani tutelati da entrambe le collecting, pur non avendo gli strumenti per farlo con assoluta certezza.
  3. Gli autori rischiano di non ricevere i compensi spettanti a causa delle difficoltà burocratiche e della confusione nella gestione dei diritti.
L’appello del settore: serve un’autorità unica di regolamentazione

Il Quotidiano Alessandria Asti Online scrive che Giuliano Biasin, amministratore di Esibirsi soc. coop, che rappresenta oltre 6.500 artisti italiani, denuncia la situazione: 

Il settore musicale, già duramente colpito dalla pandemia e dall’aumento dei costi energetici, è ora messo in ginocchio da una burocrazia insostenibile. Molti locali stanno abbandonando la programmazione live e DJ set. Serve un intervento urgente delle istituzioni per introdurre un permesso unico e una gestione centralizzata dei diritti d’autore.

Anche l’Avv. Claudia Barcellona, esperta di diritto dello spettacolo, sottolinea la necessità di trasparenza e semplificazione: 

Gli organizzatori devono avere certezze sui cataloghi gestiti dalle due società, sulle procedure da seguire e sui costi, che non possono essere il doppio rispetto al periodo in cui era in vigore l’accordo tra SIAE e Soundreef.

In altre parole una regolamentazione chiara e unificata sarà essenziale per garantire equità tra artisti, organizzatori e autori. Senza un intervento immediato, la musica live in Italia rischia di diventare un lusso insostenibile, con ripercussioni devastanti sull’intera filiera culturale e creativa.


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