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I rincari carburante: un copione che si ripete

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Nell’ultima settimana i rincari carburante sono tornati a bussare alla porta delle famiglie e delle imprese, e questa volta non si tratta di una fluttuazione passeggera. È l’onda d’urto di un terremoto geopolitico che ha il suo epicentro a Teheran.

La benzina e il gasolio sono diventati i sensori più sensibili della politica internazionale. Il recente inasprimento del conflitto con l’Iran ha scosso i mercati energetici globali prima ancora che le conseguenze materiali — come il possibile blocco dello Stretto di Hormuz — diventassero realtà. Per l’automobilista italiano, questo si traduce in una stangata che i principali osservatori stimano possa toccare punte di 30 o 40 centesimi in più al litro nelle prossime settimane. Ma in realtà sta già accandendo, il gasolio alle porte di Cagliari è già salito a oltre 2 euro al litro.

In un Paese come il nostro, dove la logistica viaggia quasi interamente su gomma, il costo del gasolio non è solo una spesa per il trasporto privato; è una tassa indiretta su ogni bene che acquistiamo, dal pane alla tecnologia. È la socializzazione del danno: un conflitto a migliaia di chilometri di distanza entra nel nostro carrello della spesa con una prepotenza disarmante.

La distorsione della percezione collettiva a colpire più duramente. Basta osservare quanto accade a Predda Niedda: qui, file chilometriche si snodano per un rifornimento a 1,808 euro al litro. In un grottesco ribaltamento della realtà, quello che fino a qualche giorno fa avremmo bollato come un prezzo folle, oggi viene accolto con sollievo, quasi fosse un’ultima oasi di accettabilità prima del baratro.

Tra speculazione e realtà sociale

I cittadini sono ormai consapevoli, i piccoli ritocchi già visibili alla pompa vengono interpretati come il preludio di una crisi più profonda. Esiste però un rischio concreto di speculazione e anzi a giudicare dai prezzi dei carburanti e dei generi alimentari ci siamo dentro!

Quando la tensione internazionale sale, i listini alla pompa reagiscono con una velocità sorprendente, mentre i cali, storicamente, seguono ritmi molto più pigri. Siamo di fronte a una prova di resilienza per il ceto medio. Se i rincari carburante dovessero stabilizzarsi su questi nuovi picchi, l‘effetto depressivo sui consumi potrebbe essere immediato. Non è solo una questione di cifre, ma di fiducia, la paura del rincaro genera prudenza, e la prudenza, in economia, spesso significa stagnazione.

La verità che dobbiamo avere il coraggio di scrivere è che la nostra dipendenza dalle fonti fossili ci rende vulnerabili ai venti di guerra. Ogni centesimo in più pagato al distributore è il promemoria di una sovranità energetica ancora lontana e di un equilibrio internazionale sempre più precario.

Il rebus delle accise: il riallineamento del 2026

Dobbiamo guardare in faccia la realtà dei numeri. Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una riforma che sta facendo discutere: il cosiddetto “riallineamento anticipato” delle accise. In un tentativo di armonizzazione fiscale richiesto dalle normative sui sussidi ambientalmente dannosi, lo Stato ha iniziato a ridurre l’accisa sulla benzina di circa 4 centesimi, aumentandola però della stessa entità sul gasolio. Per chi guida un’auto diesel, dunque, i rincari carburante non sono solo figli delle tensioni in Iran, ma anche di una precisa scelta di bilancio.

Dimentichiamo lo sconto generalizzato sulle accise per tutti, modello Draghi. Al momento, la principale misura di contrasto ai rincari carburante rimane legata alla “Carta Dedicata a Te“. Si tratta di un contributo caricato sulla social card per le famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro, utilizzabile anche per il rifornimento nelle stazioni aderenti.

Tuttavia, per il ceto medio — quella vasta fascia di lavoratori che non rientra nei parametri di povertà ma che sente ogni centesimo di aumento — le risposte scarseggiano. Resta attiva la possibilità per le aziende di erogare “buoni benzina” esentasse ai dipendenti come fringe benefit (fino a soglie che variano tra i 1.000 e i 2.000 euro per chi ha figli), ma si tratta di una misura lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro.

La verità dietro il tabellone

Mentre si studiano bonus da pochi euro, i costi di trasporto continuano a gonfiare i prezzi al consumo. I rincari carburante agiscono come una tassa regressiva che colpisce più duramente chi ha meno, ma che lo Stato fatica a combattere senza svuotare l’erario. La sensazione è che si stia cercando di svuotare il mare con un cucchiaino. Finché la geopolitica mediorientale rimarrà incandescente, le misure interne saranno poco più che palliativi.