Spesso e volentieri quando sentiamo parlare di “CSM”, “carriere requirenti” o “Alta Corte”, la tentazione di cambiare canale è fortissima. Sembra quasi una rissa tra avvocati e giudici che non ci riguarda. E invece, il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a votare su qualcosa che tocca da vicino chiunque entri in un’aula di tribunale, anche solo per una piccola causa civile o un incidente stradale.
Il clima è rovente, complici le recenti parole di Nicola Gratteri che hanno fatto saltare sulla sedia il Governo. Ma proviamo a fare ordine e a capire cosa sta succedendo davvero, usando parole semplici.
Cosa è la separazione delle carriere? Per comuni mortali
Oggi in Italia un magistrato può fare per anni il PM (quello che conduce l’accusa e coordina le indagini) e poi chiedere di diventare Giudice (quello che decide chi ha ragione). Diciamo, per usare quasi una forzatura che sono colleghi di scrivania, fanno lo stesso concorso e appartengono allo stesso “club” (il CSM).
- Chi dice SÌ sostiene che questo sia un problema e se il Giudice è troppo amico del PM, non sarà mai davvero imparziale. Sarebbe come se in una partita di calcio l’arbitro e l’allenatore di una squadra fossero parenti. Separandoli, si vuole garantire che il Giudice sia un arbitro davvero neutrale.
- Chi dice NO (come Gratteri) teme che, separando le carriere dei PM dai Giudici, i primi diventino una sorta di “super-poliziotti” senza più la cultura del controllo, finendo prima o poi sotto il controllo del Governo o altri interessi di nicchia.
Gratteri: giustizia per ricchi?
Nicola Gratteri, procuratore a Napoli e da sempre in prima linea contro la mafia, ha lanciato un allarme che a nostro avviso non bigosna ignorare. In una recente intervista per un quotidiano calabrese (ripresa da Sky TG24), ha spiegato che questa riforma rischia di creare una giustizia a due velocità.
Il suo ragionamento è semplice, difendersi in un sistema così complesso costerà centinaia di migliaia di euro. Chi ha i soldi — grandi imprenditori, colletti bianchi o narcotrafficanti — potrà permettersi i migliori avvocati per navigare nel nuovo sistema. L’imputato comune, quello che fatica ad arrivare a fine mese, rischia di restare schiacciato.Gratteri ha affermato:
Se il PM è l’accusatore e basta, senza più l’obbligo di trovare anche prove a favore dell’imputato, noi facciamo una riforma che danneggia almeno il 90% dei cittadini che incappano in problemi giudiziari.
I promotori del “Sì” dicono che avremo un PM più forte. Poniamo che sia vero, allora anche l’imputato ha bisogno di un avvocato più forte, di un’agenzia investigativa più forte. Ma l’avvocato che solo per cominciare chiede un acconto da 50mila euro può permetterselo solo un imputato potente e ricco. Con questa riforma l’imputato povero sarà meno garantito. Solo quei pochi ricchi che finiscono sotto processo hanno i mezzi di tenere testa alla pubblica accusa fino alla Corte europea. Stiamo parlando di cause che possono arrivare a costare anche 300mila euro, chi ha questi soldi per potersi difendere, a parte grandi imprenditori e narcotrafficanti?
Il post di Scanzi e il caos nelle ultime ore
Qui la politica ha dato il peggio di sé. Gratteri ha detto che “tutti i criminali e i massoni voteranno sì”. La maggioranza ha subito ribaltato la frase dicendo: “Gratteri dice che chi vota sì è un criminale”.
Come ha giustamente fatto notare Andrea Scanzi sui suoi canali social, si tratta di un trucco linguistico per confondere chi legge. Gratteri non ha offeso i cittadini onesti che voteranno SÌ per convinzione ma ha avvertito che i poteri criminali vedono in questa riforma un’occasione per indebolire chi li indaga. È un avvertimento sociale, non un insulto elettorale.
Perché non c’è il quorum?
Attenzione però, questo è un referendum costituzionale. A differenza di quelli a cui siamo abituati (dove serve che vada a votare il 50% + 1 degli italiani), qui non c’è quorum. Anche se andassero a votare solo dieci persone, il loro voto deciderebbe per tutti i 60 milioni di italiani. Per questo restare a casa, stavolta, significa davvero lasciare che altri decidano come sarai giudicato domani.
Cosa troverai sulla scheda?
Invece di un solo organo che gestisce tutti i magistrati, la riforma ne prevede due separati e introduce il sorteggio per evitare i giochi di potere tra le “correnti”. Sarebbe questa la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri e la conseguente istituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti; è compresa la creazione di una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari. Nicola Gratteri ha aggiunto:
Il PM nella sua testa deve essere un giudice; quando acquisisce la prova deve applicare la giurisprudenza più favorevole all’indagato. Io ho sempre fatto questo e ho cercato di insegnarlo ai giovani magistrati. A Napoli alla fine di quest’anno abbiamo chiesto l’archiviazione su 60mila fascicoli. Il problema è che PM e giudici si conoscono? E come risolveremo invece i casi in cui un giudice va nella villa con piscina di un ricco avvocato?
Il punto però resta quello sollevato da Gratteri, avremo davvero processi più giusti o solo una giustizia più debole verso i potenti? La risposta non è scritta nei codici, ma nella matita che ci verrà affidata il 22 e 23 marzo.
In sintesi:
- Votare SÌ non significa essere “amici dei criminali”, ma credere in un modello di processo dove accusa e difesa partono esattamente dallo stesso livello.
- Votare NO non significa essere “conservatori polverosi”, ma temere che l’indipendenza di chi indaga (il PM) venga sacrificata sull’altare della politica.
Questa è la riforma più radicale degli ultimi 80 anni.
Referendum separazione delle carriere: pro e contro a confronto
| Il punto della Riforma | Ragioni del SÌ (Governo e fautori) | Ragioni del NO (opposizioni e molti magistrati) |
| Il Giudice Terzo | Il Giudice deve essere un arbitro neutrale. Se non è più “collega” del PM, sarà più imparziale nel decidere chi ha ragione. | Il Giudice e il PM devono avere la stessa cultura. Se il PM si stacca dal Giudice, diventa un super-poliziotto, che punta solo a condannare. |
| I due CSM | Avere due organi distinti evita che i magistrati si facciano favori a vicenda tra chi accusa e chi giudica. | Si creano due corporazioni chiuse. Il rischio è che il CSM dei PM finisca sotto il controllo del potere politico (il Ministro). |
| Il sorteggio | Serve a distruggere il potere delle “correnti” (i partiti dei magistrati) che decidono le nomine in base all’appartenenza e non al merito. | Il sorteggio degrada la funzione del magistrato. Secondo l’Associazione Nazionale Magistrati, svilisce la scelta democratica e la qualità dei componenti. |
| L’Alta Corte | Un tribunale esterno per giudicare gli errori dei magistrati garantisce sanzioni vere e non colpi di spugna tra colleghi. | Viene vista come una minaccia all’indipendenza: un organo così potente potrebbe essere usato per punire i magistrati scomodi al potere. |
| Impatto sociale | Si velocizzano i processi eliminando i conflitti interni e rendendo il sistema più simile a quello americano o inglese. | Come dice Nicola Gratteri, si rischia una giustizia per ricchi, chi ha soldi si difende meglio in un sistema così frammentato e tecnico. |








