Home Attualità Giovani e tempo libero: i ragazzi si riprendono la piazza

Giovani e tempo libero: i ragazzi si riprendono la piazza

0
giovani-e-tempo-libero
Foto di Samuel Busetto da Pixabay

Dimenticate per un attimo lo stereotipo dell’adolescente zombie, curvo perennemente sullo smartphone con lo sguardo vitreo. O meglio, mettetelo da parte e osservatelo con una lente più nitida, quella che ci offre l’ultima indagine Istat 2023 sulla fascia 11-19 anni.

Quello che emerge dai dati è una fotografia chiara ma a tratti contraddittoria di una generazione che sta riscrivendo le regole dello stare insieme. Se pensavate che il digitale avesse azzerato le differenze di genere o geografiche, preparatevi a ricredervi. Siamo davanti a un ritorno delle “tribù”, con rituali ben distinti tra maschi e femmine, e con un divario culturale che nasconde sorprese inaspettate.

Il ritorno dell’Agorà maschile e la rete emotiva femminile

Il primo dato che colpisce, e che merita una riflessione, è la dicotomia tra presenza fisica e presenza virtuale. C’è un ritorno prepotente alla piazza fisica, ma è una prerogativa quasi esclusivamente maschile.

I dati parlano chiaro: più di un ragazzo su quattro (il 26,2%) incontra gli amici tutti i giorni. Per loro l’amicizia è ancora sudore, presenza, gomito a gomito. Al contrario, le ragazze sembrano aver spostato il baricentro della socializzazione altrove. Solo il 16,4% delle giovanissime frequenta gli amici quotidianamente vis-à-vis.

Significa che sono più sole? Assolutamente no. Le ragazze hanno semplicemente digitalizzato l’intimità. Oltre la metà delle adolescenti (contro il 43,2% dei maschi) mantiene i contatti via web o telefono. Non è un distacco dalla realtà, ma una diversa gestione del capitale sociale; le ragazze costruiscono una rete di supporto continua, h24, che prescinde dalla presenza fisica nel parchetto sotto casa.

L’amicizia come confessionale: chi ha davvero qualcuno che ascolta?

Se scaviamo sotto la superficie della frequentazione e andiamo al cuore della relazione, ovvero la confidenza, lo scenario cambia ancora. Qui la quantità lascia spazio alla qualità emotiva.

L’86,3% dei ragazzi ha qualcuno con cui confidarsi, ma sono le femmine a detenere il primato della profondità relazionale. Oltre il 90% delle ragazze ha un porto sicuro emotivo e, dato ancora più interessante, il 56,3% di loro dispone di più amici fidati. I maschi, più pragmatici o forse più chiusi nelle loro corazze emotive, tendono invece all’esclusività, sono più propensi ad avere un solo “migliore amico” con cui aprirsi.

Il campanello d’allarme: la solitudine dei ragazzi stranieri

C’è un dato che non possiamo ignorare e che rappresenta una ferita nel tessuto dell’integrazione. I ragazzi con cittadinanza straniera frequentano gli amici molto meno dei coetanei italiani (63,8% contro 73,5%).

Non è solo una questione di timidezza culturale, è un indicatore di barriere invisibili. Il 22,9% dei giovanissimi stranieri ha relazioni sporadiche. Ma attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio: l’analisi Istat ci mostra un quadro eterogeneo che sfata molti miti. Mentre i ragazzi di origine marocchina e albanese mostrano tassi di socializzazione molto alti, vicini a quelli italiani, la comunità cinese vive un isolamento preoccupante: meno della metà (44,7%) frequenta i pari regolarmente e sono quelli con la percentuale più bassa di amici con cui confidarsi. È un segnale di un’integrazione che, in certi contesti, fatica ancora a rompere il guscio dell’endogamia.

Geografia del contatto: il Sud resiste come bastione della socialità

L’Italia si conferma un paese a due velocità anche nelle relazioni umane. Scendendo lo stivale, i contatti aumentano. Il Mezzogiorno resiste come roccaforte della socializzazione fisica: oltre il 26% dei ragazzi del Sud vede gli amici ogni giorno, mentre al Centro-Nord questa abitudine scende sotto il 20%. Al Sud la piazza, il muretto e la strada svolgono ancora quella funzione di collante sociale che al Nord si è in parte persa o trasferita nei luoghi strutturati o online.

Tempo libero: il paradosso della cultura e il sorpasso inaspettato

Come occupano il tempo questi ragazzi quando non sono a scuola? Sport ad esempio, vince il calcio per i maschi e la palestra per le femmine. Oltre il 60% fa sport, un dato rassicurante per la salute fisica. Il cinema resta il re incontrastato delle attività culturali, amato da tre ragazzi su quattro.

Ma il vero colpo di scena arriva dalla lettura. Se è vero che le ragazze leggono molto più dei maschi (63,7% contro un desolante 39,8%), il dato che deve far riflettere i decisori politici è un altro, i ragazzi stranieri leggono più degli italiani. Nonostante partecipino meno ad altre attività culturali (spesso costose o escludenti), sui libri i ragazzi stranieri battono i nostri connazionali. Forse perché il libro è uno strumento di riscatto, o forse perché, nella solitudine evidenziata prima, la lettura diventa la compagnia più fedele.

L’Indagine Istat ci restituisce l’immagine di una generazione non omologata, dove le differenze di genere sono marcate e dove l’origine geografica scava ancora solchi profondi nelle opportunità di socializzazione.