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Reunion musicali e auto anni 90: la bolla speculativa della nostalgia

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Immagine generata con ausilio di AI. Disclaimer: l'individuo nell'immagine non è Liam Gallagher.

Hai notato qualcosa di strano ultimamente? Sembra che il mondo si sia messo d’accordo per venderci il nostro passato, ma al prezzo del nostro futuro.

Siamo nel bel mezzo di una bolla speculativa emotiva. Da una parte abbiamo le band leggendarie che tornano insieme chiedendo cifre da capogiro per un posto in piccionaia; vedasi Guns N’Roses e Oasis (addirittura le Spice Girls) dall’altra, il mercato delle auto usate – e nello specifico le cosiddette Youngtimer – dove utilitarie che un tempo rottamavamo senza rimpianti vengono ora vendute come reliquie sacre e non parliamo di auto dai nomi altisonanti, parliamo di Fiat Uno allestimento base e Panda 750 non di auto iconiche come la Lancia Delta HF Integrale.

Si lo so il paragone è quasi inquietante, ma stiamo pagando oro per comprare un tempo che ci manca tanto.

Il palco d’oro: dynamic pricing e ricordi salati

Quanto agli Oasis, l’annuncio della reunion dei fratelli Gallagher un anno fa ha scatenato il panico. E non solo per l’emozione di risentire Wonderwall e Don’t Look Back in Anger, ma per il trauma del check-out su Ticketmaster!

Il meccanismo del dynamic pricing (prezzi che salgono in base alla richiesta, come per i voli aerei) ha portato i biglietti “standing” (in piedi) a superare le 350 sterline (oltre 400 euro). Non stiamo parlando di un’esperienza VIP con champagne, ma di stare in piedi in un campo fangoso a Manchester. La polemica è stata così forte che persino le istituzioni hanno aperto indagini, come riportato in questo approfondimento di Radio Freccia sulle indagini dell’antitrust per i prezzi dei biglietti degli Oasis.

Non sono gli unici. I Blink-182 hanno fatto sborsare cifre a tre zeri ai fan trentenni per rivivere l’adolescenza pop-punk, e in Italia i Club Dogo hanno riempito il Forum di Assago con un’operazione nostalgia perfettamente riuscita (e profumatamente pagata).

Il messaggio è chiaro: vuoi tornare al 1996? Allora paga il prezzo del 2025, ma con gli interessi!

L’asfalto d’oro: la rivincita della macchina del nonno

Se pensi che il mercato musicale sia folle, prova a guardare siti come Autoscout24, ma senza andare distante il Marketplace di Facebook. Qui avviene il secondo tempo della nostra tragedia economica sentimentale.

Negli anni ’90, una Fiat Panda (la prima serie, quella quadrata disegnata da Giugiaro) o una Fiat Uno 45 erano macchine da battaglia. Mezzi onesti, spartani, spesso privi di servosterzo e aria condizionata. Oggi? Se hanno compiuto 30 anni e sono diventate “storiche” (godendo di agevolazioni su bollo e assicurazione), le quotazioni sono esplose, eppure alcune brutte erano e brutte rimangono, vedi per esempio la Fiat Duna, talmente brutta che sebra un capolavoro d’arte moderna, come un sergente maggiore Hartman qualsiasi.

Non parliamo di Ferrari o Porsche, ma di utilitarie. Una Fiat Panda 4×4 degli anni 90, molto ben tenuta o restaurata può arrivare tranquillamente a costare 10.000 euro. Una Renault Twingo prima serie (quella con gli occhi simpatici), che fino a ieri ti tiravano addosso, sta diventando un oggetto di culto hipster con prezzi in ascesa verticale.

Perché accade? Come spiega autorevolmente Il Sole 24 Ore, il fenomeno delle Youngtimer sta ridisegnando il mercato del collezionismo, trasformando auto comuni in asset da investimento. Non compri la lamiera (spesso incline alla ruggine), compri la sensazione di quando avevi 18 anni e la libertà costava solo un pieno di benzina.

L’equazione della nostalgia

Cosa unisce Liam Gallagher a una Fiat Uno Fire bianca?

La scarsità percepita: “È l’ultimo tour”, “Non ne fanno più così”. La paura di perdere l’occasione ci spinge ad aprire il portafogli.

Il potere d’acquisto dei Millennial: la generazione cresciuta negli anni ’90 oggi lavora, guadagna (più o meno) e cerca rifugio in un passato analogico e rassicurante.

L’identità: guidare una vecchia Panda o indossare la maglietta del tour degli Oasis non è una scelta pratica ma una dichiarazione di stile. È dire al mondo: “Io c’ero, o avrei voluto esserci”.

Vale la pena?

Io direi di si, ma se si parla di youngtimers si deve trattare di un’auto in ottime condizioni, non di un’auto semplicemente vecchia (vendo a malincuore/vista e piaciuta) con cui si cerca l’affare rifilandola a qualche malcapitato, anche lì ci sarebbe un dicorso a parte che cercheremo di affrontare, ma siamo onesti, una Panda del ’92 è meno sicura, consuma parecchio e frena poco rispetto a una city car moderna, ma lo ribadiamo che quì la praticità non conta assolutamente nulla.

Un concerto reunion in uno stadio enorme ha spesso (non sempre) un’acustica pessima e vedi gli artisti grandi come formiche e anche quà non si può fare un discorso di praticità o del piacere di godersi un concerto.

Eppure, continuiamo a pagare. Perché in un mondo digitale, effimero e incerto, la nostalgia è l’unico bene rifugio che sembra non svalutarsi mai. Peccato che, a questi prezzi, i ricordi stiano diventando un lusso per pochi.