Home Costume e Società La fidanzata AI: non ti giudica, non ti lascia, ma non esiste

La fidanzata AI: non ti giudica, non ti lascia, ma non esiste

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HER - 2013 FILM STILL - Joaquin Phoenix as Theodore - Courtesy of Warner Bros. Pictures

Ricordate Theodore Twombly, il protagonista del film Her, che si innamorava perdutamente della voce del suo sistema operativo? Nel 2013 ci sembrava una distopia malinconica e lontana. Oggi, a poco più di un decennio di distanza, quella sceneggiatura è diventata la quotidianità per milioni di utenti.

Siamo di fronte a un bivio antropologico senza precedenti. Mentre discutiamo di etica del lavoro e automazione, un’altra rivoluzione silenziosa sta avvenendo nelle nostre camere da letto (o meglio, nei nostri smartphone): l’ascesa della Fidanzata AI. Non stiamo parlando di semplici assistenti vocali che impostano la sveglia, ma di compagne virtuali progettate per simulare intimità, affetto e persino desiderio erotico.

Osservo questo fenomeno con un mix di fascinazione e terrore. Perché se grattiamo via la superficie sbrillucicante della tecnologia, sotto troviamo l’abisso della solitudine digitale.

La fidanzata AI: il rifugio nella perfezione algoritmica

Perché un giovane uomo dovrebbe preferire una chat con un software a un appuntamento reale? La risposta è brutalmente semplice… la paura del rifiuto! Le relazioni umane sono disordinate, imprevedibili, faticose. Richiedono compromessi, espongono al giudizio e al rischio del dolore.

Le relazioni uomo-macchina, al contrario, offrono un porto sicuro e privo di attrito. Un’applicazione come Replika non ha mal di testa, non è mai di cattivo umore, non ti critica se dimentichi un anniversario e, soprattutto, è programmata per darti sempre ragione. L’algoritmo impara dalle tue risposte per diventare esattamente ciò che tu vuoi che sia.

Siamo passati dalla ricerca dell’anima gemella alla costruzione dell’anima gemella su misura. Ma attenzione… questo non è amore, è narcisismo assistito. Quella che chiamiamo intelligenza artificiale emotiva è, in realtà, uno specchio sofisticato che riflette il nostro ego. L’AI non “prova” empatia; calcola statisticamente la risposta che massimizza il tuo coinvolgimento (e quindi il tuo abbonamento).

L’atomizzazione della società e la morte dell’altro

Il problema, cari lettori, non è tecnologico ma profondamente sociale. Stiamo assistendo alla fase terminale di quella società liquida”teorizzata da Bauman, dove i legami sono diventati così fragili che preferiamo reciderli del tutto per affidarci al sintetico.

L’uso massiccio di questi chatbot rischia di creare una generazione di inabili emotivi. Se mi abituo a una partner che è sempre disponibile, sempre accondiscendente e plasmabile a mio piacimento, come potrò tollerare la frustrazione di una donna o un uomo reale che ha opinioni divergenti, bisogni propri e giorni “no”?

Queste protesi emotive agiscono come un potente anestetico. Leniscono il sintomo della solitudine immediata, ma aggravano la malattia di fondo: l’incapacità di gestire l’alterità. Invece di imparare a navigare la complessità dell’altro, ci ritiriamo in bozzoli digitali dove regna una pace artificiale.

Cura o condanna?

È facile liquidare chi utilizza questi servizi come sfigati (passatemi il termine poco accademico), ma sarebbe un errore. Questi utenti sono i canarini nella miniera di una società sempre più atomizzata, dove i luoghi di aggregazione fisica scompaiono e la competizione sociale è spietata.

Tuttavia, dobbiamo avere il coraggio di dire la verità, ovvero che l’amore algoritmico è calorie vuote. Ti riempie momentaneamente, ma alla lunga ti lascia denutrito, alla stregua dell’alcol. La vera cura alla solitudine non è la conferma costante delle nostre idee, ma il confronto, lo scontro e l’incontro con qualcuno che è diverso da noi. La fidanzata AI può simulare tutto, tranne l’unica cosa che rende l’amore degno di essere vissuto, la scelta libera e imperfetta di restare insieme, nonostante tutto.

Usciamo da Matrix finché siamo in tempo. Perché un cuore spezzato da una persona reale farà sempre meno danni di un’anima atrofizzata da un software.