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Mafia in Sardegna: Gratteri, non ha capito nulla, l’affondo di Liori

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Foto di Roberto Lee Cortes da Pixabay

“La mafia in Sardegna? Certo che c’è. Ma nessuno la indaga”. Con queste parole esplosive, il giornalista e saggista Antonangelo Liori apre una voragine nel dibattito sulla criminalità nell’isola, prendendo di mira nientemeno che il procuratore Nicola Gratteri.

L’occasione è una riflessione di Liori in risposta a una recente intervista del magistrato. La tesi di Liori è netta: Gratteri, parlando di mafia sarda, o non ha capito nulla o non vuole capire.

Perché l’analisi di Gratteri, secondo cui il boss mafioso potrebbe essere “un rettore dell’università, un medico che allevia il dolore, una dirigente regionale”, è, per Liori, semplicemente “polvere negli occhi”. Una visione romantica, forse, ma drammaticamente fuorviante. “Per guadagnare cosa? Nulla”, chiosa Liori, demolendo la tesi del magistrato e spostando i riflettori dal potere locale alla finanza globale.

Antonangelo Liori non è un commentatore qualunque. Giornalista, scrittore, ex direttore dello storico quotidiano L’Unione Sarda, è considerato uno dei massimi esperti e studiosi delle tradizioni e della cultura profonda della Sardegna. Una voce che, quando parla dell’isola, lo fa con cognizione di causa e con una prospettiva storica che pochi possono vantare.

La vera mafia in Sardegna, quella dei colletti bianchi!

L’analisi di Liori è spietata e ribalta completamente il tavolo. La vera mafia, quella che sta divorando la Sardegna, non ha la coppola e non si nasconde sull’Aspromonte. Ha sede a Lussemburgo o a Hong Kong.

È una mafia sistemica, finanziaria ed economica, che agisce alla luce del sole e, secondo Liori, con il beneplacito delle istituzioni.

Le società di comodo quelle entità che acquistano all’asta enormi patrimoni immobiliari e ottengono concessioni eoliche di centinaia di mw senza avere un soldo in banca, i faccendieri “continentali”, figure oscure che, accompagnate da miserabili lacché sardi, si muovono tra assessorati regionali e ministeri come fossero a casa loro, pilotando decisioni e flussi di denaro. Il blocco dei contributi come strategia precisa, secondo Liori, per fare un favore alle banche a scapito di cittadini e imprese. La mafia sono “gli espropri di Terna”, che sottraggono terra per infrastrutture decise altrove.

Transizione Energetica: un argomento caldissimo

Liori tocca il nervo scoperto della transizione energetica. La sua denuncia riflette in toto la sarda specie quando afferma: “Sapete chi sono i re della transizione energetica in Sardegna? Ve lo dico io: i più grandi inquinatori della Sardegna”.

Saras, accusata di continuare a “inquinare col fossile” e, allo stesso tempo, di “devastare i territori con pale eoliche” per non pagare “il dazio dei veleni”. Erg, che “ha venduto le stazioni di benzina per impiantare altro inquinamento: pale eoliche”. Un sistema perverso in cui chi ha creato il problema oggi si presenta come la soluzione, raddoppiando l’impatto sul territorio e moltiplicando i profitti.

    Il più grande usuraio e il sistema complice

    Liori non risparmia il sistema bancario. Identifica il “più grande usuraio sardo” nella BPER di Modena, “che ha avuto in regalo il Banco di Sardegna dalla nostra insulsa regione”. L’accusa è pesantissima: BPER avrebbe “messo all’asta mezza isola per regalarla ai pescecani”. Il quadro si completa con l’attacco al sistema agro-pastorale, dove “malattie vere o false” vengono usate per “sradicare l’allevamento” dall’isola.

    Il J’Accuse finale: uno Stato che foraggia, una Regione che sponsorizza

    L’argomentazione di Liori è un atto d’accusa durissimo che non lascia scampo alle istituzioni. Se Gratteri cerca la mafia nelle faide, Liori la indica nei palazzi del potere.

    “La mafia c’è in Sardegna? Altro che”, conclude. Ma il problema è che questa mafia, quella vera, nessuno la indaga. E’ una situazione paradossale! Possiamo dargli torto?

    L’appello finale a Gratteri è un monito che risuona per l’intera isola: “Cambia obiettivo. La mafia vera si sta mangiando tutto e tu nulla vedi”. Diamo a Atonangelo Liori il merito di aver indicato una pista diversa, più complessa e infinitamente più inquietante e sconveniente. Una pista dove i confini tra legale e illegale, tra sviluppo e speculazione, tra Stato e anti-Stato, sono pericolosamente sfumati.